Calabria

Isola Capo Rizzuto, i nickname che i detenuti usavano per mimetizzarsi sui post dei social

Il boss ergastolano Pasquale Manfredi, detto “Scarface”, utilizzava i nickname “Marefuori903”, “Gioiamia501” e “Joker243626”. Mentre il figlio Luigi ricorreva a “Maredentro”, “Luckyluciano” e “Frenkdiabolik”, così come Tommaso Gentile usava “Ferrari”, “Maserati” e “an.namaria9348” e Daiane Perziano “Diabl_a87” e “Rosa”.
Sono alcuni dei nomi di fantasia che i presunti esponenti della cosca Manfredi-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto, collegata al clan Arena, adoperavano per mimetizzarsi sui social Instagram, Signal e WhatsApp per comunicare da dietro le sbarre attraverso cellulari fatti entrare abusivamente nelle carceri.
In questo modo, sarebbe stata creata una «rete chiusa di utenti» per aggirare, sebbene invano, l’attenzione delle forze dell’ordine per effettuare video-chiamate o scambiare messaggi con gli altri affiliati. Il motivo? «Portare a compimento i programmi delittuosi dell’associazione criminale» senza finire nel mirino degli inquirenti. Lo scrivono i carabinieri di Crotone e i loro colleghi del Ros di Catanzaro nella maxi-informativa dell’inchiesta “Libeccio” che il 10 marzo scorso ha portato a 19 arresti.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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