Milano-Cortina, Abodi nega fondi pubblici: la spiegazione surreale
Il ministro dello sport Andrea Abodi si è presentato in Parlamento per chiarire le ragioni e le modalità dei finanziamenti pubblici al comitato organizzatore delle Olimpiadi Milano Cortina 2026. Ma non ha chiarito nulla, anzi ha negato che soldi dei contribuenti siano finiti alla macchina dei Giochi, nonostante un decreto del governo Meloni, poi convertito in legge nell’estate scorsa, abbia stanziato più di 500 milioni di euro per le Paralimpiadi. In quel modo sono confluite nelle casse di Fondazione Mico, presieduta da Giovanni Malagò, la bellezza di oltre 350 milioni di euro. Un espediente contabile per ripianare parte dei debiti olimpici, che comunque supereranno i 300 milioni di euro.
A sollecitare la risposta di Abodi è stata un’interrogazione della senatrice Elena Sironi del M5s, che ha contestato la mancata trasparenza nel rendiconto dei Giochi, con l’ambiguità della costituzione nell’agosto 2025 della struttura del commissario straordinario per le Paralimpiadi, completamente pubblica, che ha fatto finire un fiume di denaro nella società asseritamente privata. Il ministro ha confermato che il commissario Giuseppe Fasiol è stato nominato solo 8 mesi prima dei Giochi Paralimpici, mentre la struttura è entrata in funzione il 29 settembre 2025. Lo scopo? “Consentire lo svolgimento di Olimpiadi e Paralimpiadi, adattando le venues di gara e le strutture per esigenze di carattere logistico, diventate imprescindibili alla luce dei tempi stringenti”.
Il punto critico dell’interrogazione riguardava i rapporti tra “il soggetto completamente statale” costituito dal Commissario per le Paralimpiadi e quello privato di Fondazione. Abodi non ha fornito cifre, si è limitato a spiegare che i soldi versati alla società privata hanno riguardato il “subentro nei contratti per beni e servizi già acquisiti”, caratterizzati da “unitarietà e infungibilità”. Il Fatto ha già svelato la mostruosa entità delle cifre, a fronte delle promesse di “Olimpiadi a costo zero”: 242 milioni di euro sono stati versati tra il 10 gennaio e la fine di marzo, mentre altri 120 milioni di euro potrebbero essere messi a disposizione a breve dal commissario a favore di Fondazione Milano Cortina.
Abodi non ha neppure chiarito un altro lato opaco di questo funambolismo contabile, ovvero come siano stati calcolati i soldi statali che il commissario paralimpico ha versato alla struttura di Malagò, non soggetta alla trasparenza negli appalti per beni e servizi. Siccome Fondazione nell’autunno 2025 aveva già speso abbondantemente per organizzare le Olimpiadi, il commissario si è limitato a pagare, a giochi fatti, senza poter controllare – se non a posteriori – le modalità di spesa. Ma con quale criterio è stato deciso che il commissario avrebbe versato 360 milioni di euro a Fondazione, quale ripartizione del denaro per due manifestazioni – Olimpiadi e Paralimpiadi – che dal 2019 erano in carico alla stessa Fondazione? Il ministro si limita a dichiarare che “l’intervento del commissario non ha sostituito, né esautorato Fondazione dal proprio ruolo, né tantomeno l’ha finanziata indirettamente, ma si è proceduto sulla base del criterio dell’imputabilità della quota-parte paralimpica nell’abito dei costi complessivi delle Olimpiadi”.
Per Abodi, quindi, gli oltre 500 milioni di euro statali destinati alle Paralimpiadi (pari a un quarto della spesa olimpica totale) non costituirebbero un finanziamento alla macchina organizzativa di Malagò e dell’amministratore delegato Andrea Varnier, anche se questa aveva il compito di organizzare congiuntamente Olimpiadi e Paralimpiadi. Surreale.
La spiegazione non ha convinto la senatrice Sironi: “La risposta, purtroppo, non chiarisce il punto centrale: la trasparenza. Abbiamo una Fondazione formalmente privata, ma sostenuta nei fatti da risorse pubbliche. Una struttura che accumula un buco di bilancio di circa 310 milioni di euro, tra extra costi e spese fuori previsione, senza che i cittadini riescano a capire come vengono spesi i loro soldi. Il risultato è un sistema confuso, opaco, dove il rischio resta pubblico e i controlli si indeboliscono”. Morale: “Il Governo continua a dire che la Fondazione non riceve fondi pubblici. Ma allora chi copre i costi? Chi garantisce gli equilibri finanziari? La verità è sotto gli occhi di tutti: il conto lo pagheranno i cittadini”.
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