Termovalorizzatore a Genova, ipotesi area ex Colisa in Valpolcevera

Genova. Il termovalorizzatore non si farà a Scarpino, ma non è escluso che si realizzi comunque a Genova. Nelle ultime ore, dopo quanto emerso dall’incontro tra il Comune di Genova e il dipartimento nazionale della Protezione civile, si sta facendo largo l’ipotesi di una collocazione alternativa per l’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti. Si tratta dell’area ex Colisa, territorio collinare sul versante destro della Valpolcevera, a breve distanza dal ponte San Giorgio (ex Morandi) e dagli abitati di Coronata e Borzoli. Un lembo di terra che periodicamente è stato al centro dell’attenzione per diversi progetti, tutti naufragati. Almeno per ora.
L’idea di un inceneritore in quella zona sarebbe al vaglio della Regione Liguria, che tramite la propria Agenzia dei rifiuti conduce la partita con un bando per le aziende aperto fino al 30 giugno. E in particolare, secondo i bene informati, sarebbe particolarmente cara al presidente Marco Bucci che ha in mente un modello preciso, quello dell’Amager Bakke di Copenaghen: un impianto che brucia i rifiuti recuperando energia, ma anche un’attrazione turistica e sportiva con le famose piste da sci e i percorsi da trekking.
La Valpolcevera era anche tra le cinque macro-aree individuate dal Rina nello studio preliminare commissionato da Arlir nel 2024. E non solo: l’area “depositi Colisa” viene citata nei documenti tra quelle già bonificate e messe in sicurezza, secondo i criteri preferenziali di localizzazione dell’impianto. Dal punto di vista logistico non ci sarebbero problemi, data l’estrema vicinanza alla rete autostradale.
C’è un elemento ulteriore. L’area ex Colisa, circa 80mila metri quadrati sulle alture di Campi che un tempo ospitavano depositi petroliferi, viene utilizzata oggi come campo base per i lavori della Gronda in forza di un atto di occupazione temporanea valido attualmente fino al 2032. Ma la proprietà è di Ire, società pubblica detenuta al 92,1% da Filse, cioè la finanziaria controllata dalla Regione. In pratica la disponibilità di quei terreni dipende dagli uffici di piazza De Ferrari. Tra l’altro l’intero progetto della bretella autostradale sta tornando in discussione, con la possibilità di rivedere anche l’assetto dei cantieri e delle aree occupate.
L’area ex Colisa sembrava destinata a ospitare il nuovo stadio, secondo un progetto presentato nel 2009 da Sviluppo Genova alla giunta Vincenzi. Poi era finita nel mirino della giunta Piciocchi per un altro obiettivo: il trasferimento del carcere da Marassi. L’idea comprendeva anche la realizzazione di una cittadella della penitenziaria in corso Perrone, dove sorgono i quattro palazzi ancora in attesa di esproprio per il cantiere della Gronda. Tutto accantonato dalla giunta Salis, che non ha chiuso le porte allo spostamento della casa circondariale dall’attuale sede, ma ha bocciato l’alternativa individuata dal predecessore in quanto “luogo isolato” che metterebbe in difficoltà personale e familiari dei detenuti.
Termovalorizzatore in area ex Colisa, cosa prevede l’ipotesi
Da quanto si apprende, l’ipotesi termovalorizzatore in area ex Colisa sarebbe già stata oggetto di interlocuzione, non solo con le sei aziende che avevano manifestato interesse in fase preliminare (tra cui anche Iren, partecipata dal Comune di Genova) ma anche con altri soggetti industriali. È evidente che il progetto di un termovalorizzatore a Genova non potrebbe prescindere da una valutazione del ruolo di Amiu, che al momento è rimasta ufficialmente in disparte, ma che potrebbe ancora tornare in gioco nella fase decisiva.
Secondo le prime stime, di per sé l’area ex Colisa permetterebbe la costruzione di un termovalorizzatore grande all’incirca come quello prospettato a Scarpino (intorno alle 200mila tonnellate annue, secondo i nuovi criteri stabiliti dalla Regione). Per farlo servirebbe un importante lavoro di sbancamento della collina, oggi disposta su tre livelli e in parte ancora boscata. Come “opera di compensazione” potrebbe essere realizzata una strada che colleghi direttamente Coronata alla viabilità di Campi evitando il percorso stretto e tortuoso verso Cornigliano, idea espressa da Bucci ormai due anni fa. Da valutare, ovviamente, tutti gli aspetti legati all’impatto ambientale in un contesto urbano.
Le criticità e le possibili alternative
Inutile dire che l’ipotesi, qualora prendesse campo, non lascerebbe tranquilla la sindaca Silvia Salis, la cui maggioranza era già in agitazione per la questione Scarpino. I risultati del monitoraggio satellitare della Protezione civile avevano fatto tirare in qualche modo un sospiro di sollievo: in quell’area il terreno scivola a una velocità fino a 3 centimetri all’anno, motivo per cui “è del tutto improbabile pensare di realizzare in quella sede nuovi impianti imponenti per la gestione del ciclo dei rifiuti”, dichiarava la prima cittadina. Peraltro non trovano conferma al momento le indiscrezioni di Primocanale secondo cui nuovi dati più aggiornati smentirebbero quel responso, riaprendo la strada alla costruzione dell’impianto nei pressi della discarica.
Rispetto a Scarpino, poi, l’ex Colisa si troverebbe ancora più vicina alle case, in una vallata già segnata da un pesante passato industriale, a breve distanza da Cornigliano – uno dei quartieri in cui si muore di più a Genova, dove l’ex Ilva è ancora uno spauracchio – e dalla zona dell’ex ponte Morandi, ancora in attesa della rinascita a lungo promessa dopo il disastro. Tutti elementi che renderebbero la prospettiva molto difficile da gestire per una giunta in cui la componente ambientalista non è secondaria.
D’altra parte esiste un fattore ben noto alla stessa Salis: un impianto per la chiusura del ciclo dei rifiuti lontano dalla città risolverebbe solo in parte il problema della Tari, visto che salirebbero i costi per il trasporto. È soprattutto di questi aspetti che deve occuparsi lo studio di Ramboll, da aggiornare in seguito all’esclusione di Scarpino.
Quali sarebbero comunque le alternative fuori Genova? Al momento non sembrano esserci ipotesi concrete al di fuori della Val Bormida. Proprio ieri il consigliere regionale del Pd Roberto Arboscello ha annunciato la presentazione di un’interrogazione sul futuro delle aree ex Acna di Cengio, anche queste individuate come papabili per l’inceneritore nello studio del Rina (peraltro non più vincolante ai fini della scelta). Gli altri territori indicati erano la Valle Scrivia (Genova24 ne aveva parlato in dettaglio qui), i dintorni di Albenga, Vado-Quiliano e Cairo Montenotte. Ma i giochi sono più che mai aperti.




