La Fifa riconosce la nazionale femminile afgana: è composta anche da calciatrici rifugiate

La Fifa ha annunciato che ci sarà una nazionale afgana femminile ammessa a partecipare alle competizioni internazionali. La confederazione mondiale ha approvato la nascita di una selezione nazionale che potrà comprendere anche la squadra di rifugiate finora sostenuta dalla Fifa stessa, le Afghan Women. La decisione è stata presa a Vancouver in vista del Congresso al via domani, e grazie a un accordo-delega con la Afc, la Federcalcio asiatica. Viene aggirato così, attraverso un unicum giuridico, il divieto imposto dai talebani allo sport femminile.
La nazionale “ufficiale” è sciolta
La nazionale ufficiale di Kabul, nata nel 2007, era stata sciolta nel 2021 dopo il cambio di regime che ha costretto la maggior parte delle giocatrici a chiedere asilo. “La Fifa ha ascoltato queste giocatrici – ha sottolineato Infantino – adempiendo alla propria responsabilità di tutelare il diritto di ogni ragazza e donna a giocare a calcio e a rappresentare la propria identità. Consentendo alle donne afghane di competere per il proprio paese nelle partite ufficiali, stiamo trasformando i principi in azioni concrete. La Fifa è orgogliosa di guidare questa storica iniziativa e di essere al fianco di queste coraggiose giocatrici, dentro e fuori dal campo”.
Due calciatrici giocano in Italia
Due di queste calciatrici vivono in Italia da qualche anno: sono la capitana, Fatima Haidari, e Susan Khojasta. Sono arrivate a Firenze dopo la presa del potere dei talebani grazie al lavoro di Cospe, Ong che era attiva a Herat, dove si allenava il Bastan Football Club: una squadra simbolo dell’emancipazione femminile, che già allora però aveva ricevuto minacce.
Amnesty plaude all’iniziativa
“La sport & rights alliance accoglie positivamente la decisione del consiglio della Fifa di approvare alcuni emendamenti ai propri regolamenti di governance, che offrono un’opportunità storica per garantire l’equità di genere e i diritti umani nello sport. Questi cambiamenti, come si legge in una nota congiunta di Amnesty International, Afghanistan Women’s national, Human rights watch e Sport & rights alliance, consentono il riconoscimento ufficiale della nazionale femminile dell’Afghanistan in esilio, garantendo che le giocatrici possano tornare a rappresentare il loro paese nelle competizioni ufficiali della Fifa. “Per cinque anni ci è stato detto che la nazionale femminile dell’Afghanistan non avrebbe mai più potuto gareggiare perché gli uomini che hanno preso il nostro paese non lo avrebbero permesso”, ha affermato Khalida Popal, fondatrice e direttrice di Girl power, ed ex capitana e cofondatrice della nazionale femminile afgana. “Sono molto orgogliosa di questa decisione della fifa e lieta che la nostra mobilitazione collettiva non solo abbia cambiato il futuro delle donne afghane, ma abbia anche garantito che nessun’altra giocatrice debba compiere i sacrifici che hanno compiuto le nostre. È La rinascita della speranza e un messaggio forte a chi cerca di escludere le donne dalla società: non ci riuscirete. Il posto delle donne è sul campo, nella vita pubblica e ovunque si prendano decisioni”.




