Carburante aerei, Salvini rassicura: “Ora non c’è emergenza”. Ma precisa: “Nostri aeroporti hanno riserve fino a maggio”
“Non siamo di fronte a un’emergenza che mette a rischio la sicurezza dei voli o la continuità del sistema”. Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, rassicura sulla disponibilità di carburante per aerei negli scali italiani sottolineando che “la nostra situazione risulta più solida rispetto a quella di gran parte degli Stati europei”. Rispondendo al Question Time alla Camera il vicepremier però non nasconde la difficoltà del momento e soprattutto le incognite per il prossimo futuro, in particolare a partire da giugno: “Se questo scenario dovesse prolungarsi sarebbe sempre più difficile mantenere l’equilibrio che con fatica stiamo garantendo ai cittadini. Le compagnie stanno già segnalando criticità concrete“, ha sottolineato.
“Le tensioni in aree strategiche per le energie stanno creando instabilità nei mercati”, commenta Salvini. E le ripercussioni della guerra in Medio Oriente riguardano l’Italia in maniera non indifferente. Il ministro, infatti, ha precisato che “il 50% del carburante per aerei destinato agli aeroporti italiani transita per Hormuz, mentre la restante metà è fornita da altri Paesi, tra cui Libia e Egitto“.
Il blocco dello Stretto di Hormuz, pertanto, presa in maniera rilevante sugli aeroporti italiani. Ma al momento non c’è una vero e propria emergenza grazie alle “riserve” di jet fuel che “garantiscono l’operatività almeno fino a tutto il mese di maggio“. “Il nostro Paese Regge – continua Salvini – perché c’è un lavoro quotidiano coordinato tra il Mit, il Mase, l’Enac, i gestori aeroportuali e tutta la filiera”. Ma tra un mese il quadro potrebbe essere molto più complesso: “Non nascondiamo la preoccupazione ma la stiamo gestendo”, ha aggiunto il vicepremier leghista.
“La pressione sui costi del carburante è fortissima”, spiega Salvini sottolineando che c’è “il rischio di una riduzione dei voli e un aumento delle tariffe, che al momento siamo riusciti a bloccare”. Il leader della Lega chiede quindi “misure a livello Ue” e sfrutta l’occasione per attaccare nuovamente il patto verde: “La risposta immediata, forte e coordinata che abbiamo chiesto al livello europeo prevede un maggior coordinamento sugli approvvigionamenti e sul modello di sviluppo, che però – aggiunge – non è sufficiente”, perché “serve il coraggio di rivedere alcune scelte del green deal che rischiano di aggravare una situazione già complicata”, citando il sistema di scambio delle emissioni Ets e la flessibilità di bilancio.
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