Marche

Guerino Patani, il carabiniere di San Benedetto compie 109 anni ed è il più longevo d’Italia. «Il segreto? Leggo i giornali e faccio ginnastica»

SAN BENEDETTO «Se non avessi conosciuto Roma mi sarei ritrovato alle Fosse Ardeatine». A 109 anni, Guerino Patani, il carabiniere sambenedettese più longevo d’Italia, riporta alla memoria uno dei passaggi più drammatici della sua vita. «Ma conoscendo la città ho trovato un posto dove riuscire a nascondermi e non mi trovarono. Sono sempre stato fortunato nella mia vita. Mi sono accadute tante cose che avrebbero potuto portarmi alla morte già ottant’anni fa». 

La lettura dei giornali

Il brigadiere dei carabinieri di San Benedetto, il più longevo d’Italia, oggi vive circondato dall’affetto della figlia Valeria, del genero Vito, dei nipoti e dei pronipoti. Le sue giornate scorrono tra brevi passeggiate, un po’ di ginnastica e la lettura dei giornali. Tra le sue abitudini, la lettura del Corriere Adriatico è rimasta immutata nel tempo. «Ogni giorno lo legge – racconta la figlia Valeria – e fino a qualche tempo fa usciva ancora da solo per andarlo a comprare in edicola». Nel giorno del 109esimo compleanno, la famiglia non si aspettava un’attenzione così ampia. «Il 24 aprile è stata una giornata speciale – aggiunge la figlia – A casa nostra sono venuti una ventina di ufficiali, tra generali e comandanti, e poi la telefonata del generale Luongo. È stato davvero commovente ricevere tutto questo affetto». Ma i ricordi di Patani restano legati soprattutto agli anni della guerra. Nato a Teramo nel 1917, si arruola nell’Arma nell’agosto del 1936. Durante la Seconda guerra mondiale svolge il servizio di corriere militare, esposto ai bombardamenti e ai pericoli lungo le linee ferroviarie.

Il riconoscimento

Dopo la Liberazione riceve la medaglia di partigiano militare, riconoscimento per l’attività svolta nella Resistenza. «Molti miei colleghi sono morti sotto i bombardamenti delle ferrovie e nelle fosse», racconta il brigadiere. È a Roma, negli anni dell’occupazione tedesca, che vive uno dei passaggi decisivi della sua storia. Nei giorni dei rastrellamenti seguiti all’attentato di via Rasella, la conoscenza della città gli permette di sfuggire alla cattura e quindi al destino delle Fosse Ardeatine. «Se non avessi conosciuto Roma mi sarei ritrovato lì – ripete oggi – Nel 1937 ho prestato servizio alla zona di frontiera del Vaticano con le guardie svizzere. In seguito per nove mesi non ho potuto contattare la mia famiglia perché facevo servizio di spionaggio contro i tedeschi in vari posti di Roma per riportare al comando le informazioni. Avevo legato con un carabiniere siciliano con il quale prestavamo servizio di spionaggio, ci muovevamo nei vari quartieri senza essere riconosciuti, poi riportavamo tutto al comando. Ricordo che mangiavamo cipolle sia a pranzo che a cena». La sua storia è arrivata nei giorni scorsi fino a Palazzo Chigi, la presidente Meloni ha diffuso il video della telefonata del comandante generale dell’Arma, Salvatore Luongo, parlando di una vita simbolo di servizio alla nazione.




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