Marche

Fano-Urbino, ripristino da 448 milioni di euro. Ma i benefici totali compensano i costi. Ecco lo studio di Rfi-Italferr

FANO Ripristinare la tratta ferroviaria FanoUrbino per il trasporto dei passeggeri richiederebbe complessivamente un investimento di 447 milioni e 870mila euro ma nel medio lungo periodo i benefici economico sociali per la collettività equiparerebbero i costi. È questo l’esito dello studio svolto da Italferr, la società di ingegneria del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, su commissione di Rete Ferroviaria Italiana per valutare l’opportunità di riattivare la ferrovia costruita nel 1915 (nel tratto da Fano a Fermignano e connessa alla preesistente tratta da Fabriano a Urbino), che ha collegato la costa alla città ducale fino al 31 gennaio 1987.

 

Un progetto preliminare

Si tratta di un progetto preliminare di fattibilità tecnico economica finanziato nel 2019 con un milione di euro nell’aggiornamento del contratto di programma tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Rfi e realizzato del 2021. Quell’anno le prime valutazioni sul ripristino commerciale della Fano-Urbino – dismessa formalmente nel 2011 e ricompresa dalla legge 128 del 2017 tra le tratte a uso turistico – furono esposte ai rappresentanti del Governo (la sottosegretaria Rossella Accoto) e della Regione Marche (l’assessore Francesco Baldelli). Ma poi i contenuti dello studio e le sue conclusioni erano rimasti riservati fino adesso, nonostante il dibattito pubblico sulla riapertura della ferrovia in alternativa alla costruzione in prossimità del sedime di una pista ciclabile abbia attraversato questi anni.

Lo studio svolge una ricognizione dello stato dell’infrastruttura in gran parte ammalorato lungo i 48,75 chilometri del tracciato storico, prevede gli interventi sulle opere civili necessari al ripristino, valuta le tipologie di attrezzaggio funzionali alla messa in servizio e stima i costi, rapportandoli ai benefici economico sociali. Sono previste la sostituzione di tutta la sovrastruttura ferroviaria ormai fatiscente e diverse migliorie strutturali. Le maggiori interferenze stradali, alcune delle quali sorte dopo la cessazione del servizio, vengono risolte eliminando i passaggi a livello con la costruzione di 13 nuovi viadotti (a partire da quello per scavalcare la statale Adriatica all’uscita della stazione di Fano), 4 cavalcaferrovia e 1 sottopasso. Il progetto analizza 3 soluzioni tecnologiche per il ripristino del trasporto: il treno diesel, il treno elettrico con accumulo di energia a bordo e il treno a idrogeno. Tramite un’analisi multicriteria – che considera indicatori tecnici, economici e ambientali – viene valutata ottimale la trazione elettrica con batterie, che prevede l’elettrificazione di circa il 75% del tracciato.

I flussi del traffico viaggiatori

Lo studio di trasporto eseguito stima i flussi del traffico passeggeri potenzialmente attratti dal ripristino della linea ferroviaria. Con l’offerta di un treno all’ora per direzione (alla velocità di 80 chilometri orari) nell’arco giornaliero di 16 ore (per esempio dalle 6,30 alle 22,30), con le preesistenti 11 stazioni o fermate oltre Fano, i viaggiatori sarebbero 5.221 al giorno, di cui 4.847 (339 all’ora) sottratti agli spostamenti in auto e 374 (26 all’ora) catturati dagli spostamenti con l’autobus. Ai fini dell’analisi costi benefici lo studio fa riferimento solamente alla domanda sottratta al trasporto automobilistico. Nell’orizzonte temporale di 30 anni, l’analisi finanziaria rileva, come solitamente avviene nei progetti infrastrutturali, che i proventi del trasporto non remunerano i capitali investiti e, pertanto, «dovrebbero essere applicate misure economiche incentivanti».

L’analisi economica positiva

Ma l’analisi economica restituisce valori positivi. Vengono misurati il risparmio di tempo strada-ferro e le riduzioni (in forma differenziale ovvero valutando anche gli impatti ferroviari) dei costi veicolari, dell’incidentalità stradale, della congestione viaria e dell’inquinamento ambientale (per emissioni, rumori e cambiamenti climatici). Il rapporto tra benefici totali e costi totali è di 1,02. Il valore attuale netto economico (Vane) è 6,355 milioni di euro. «Tutti gli indicatori evidenziano che il progetto può considerarsi economicamente sostenibile – si legge nella relazione – Infatti, a fronte dell’investimento da sostenere, il differenziale dei benefici/esternalità prodotto è a favore della soluzione di progetto che prevede la realizzazione del servizio ferroviario».

Tuttavia, la verifica volta a ridurre l’incertezza delle stime modificando i valori delle singole variabili per misurarne gli effetti sulle valutazioni finali (analisi di sensitività) evidenzia un rischio legato alla bassa marginalità del progetto. «È stata effettuata un’analisi di sensitività – conclude la relazione del progetto – e, come risultato dall’analisi economica, la consistenza del risultato non risulta tale da garantire la piena sostenibilità del progetto».

Lo studio di trasporto

La linea ferroviaria Fano – Urbino collega la stazione fanese a quella ducale attraverso 10 stazioni o fermate intermedie: Rosciano (fermata), Cuccurano (stazione), Lucrezia (fermata), Calcinelli (stazione) , Tavernelle (fermata), Montefelcino (fermata), Fossombrone (stazione), Calmazzo (stazione), Canavaccio (fermata) e Fermignano (stazione).

Lo studio considera 4 modelli di servizio per l’offerta di trasporto, con simulazioni al 2029 e al 2058. Al 2029 il modello “base 60”, con un treno all’ora per direzione nell’arco di 16 ore al giorno, stima 5.221 passeggeri giornalieri. Il modello “base 30” prevede il doppio dei collegamenti con un treno per direzione ogni mezz’ora: previsti 6.134 passeggeri.

C’è poi il modello “base 60 + rinforzi” con un treno all’ora per direzione e collegamenti semiorari nelle tre fasce di punta giornaliere: stimati 5.708 passeggeri al dì. Infine, il modello “variante 60 + rinforzi” propone un by pass ferroviario a Fermignano e collegamenti aggiuntivi, rispetto al treno ogni ora, lungo il by pass quindi senza fermata a Fermignano: 5.780 passeggeri. Al 2058 si stima un generale calo dei passeggeri del 3,1%, salvo nel modello “base 30” che segnala una riduzione dell’8,7%.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »