Balene, foche e granchi blu. Gli alieni nel nostro mare. L’Adriatico pieno di animali mai visti: boom di segnalazioni

ANCONA Il nostro mare continua a sorprenderci. Il potente soffio di una balenottera tra Pasqua e Pasquetta, una foca monaca che si riposa sulla spiaggia di Numana durante le feste natalizie, delfini che, ad agosto scorso, nuotavano vicino ai bagnanti a San Benedetto. Momenti emozionanti condivisi e commentati, ma da leggere oltre le istantanee da social: parlano di un mare in trasformazione, dove le specie appaiono, svaniscono, si spostano, riscrivendo i fragili equilibri del nostro tratto di mare.
La premura
«Nel caso della foca monaca – interviene Tommaso Rossi, delegato Wwf nelle Marche – siamo davanti a un evento di enorme valore naturalistico e culturale: si tratta di un simbolo vivente del Mediterraneo che torna a mostrarsi sulle nostre coste dopo un’assenza lunghissima. Ma questo ci mette di fronte a una scelta: trasformare la curiosità in responsabilità». Non a caso subito dopo l’avvistamento, il Wwf aveva già pubblicato sul suo sito un vademecum per bagnanti e diportisti. «Perché – spiegano gli ambientalisti – incontri così non saranno più eccezioni, ma possibilità sempre più frequenti». Da qui, però, la linea tra meraviglia e preoccupazione è sottile: la balenottera avvistata adesso tra Romagna e Marche non è solo un “gigante che passa” come dicono a Fano. Chi vive della pesca sa che vederla è un dono ma anche l’avvertimento di un visitatore probabilmente in difficoltà.
I problemi
E poi, ci sono anche arrivi che modificano l’economia o non portano buone notizie. Gianfranco Ghiandoni, oggi direttore del mercato ittico di Fano, il mare lo frequenta da più di mezzo secolo: mozzo a quindici anni, armatore con altri ragazzi a diciannove, una vita intera passata tra banchina e largo. «Quando ero ragazzo io, il pesce era sempre quello ma da qualche lustro vediamo altro». Le novità hanno un nome che il consumatore ormai conosce bene: mazzancolle, gambero rosa, la vongola verace filippina che si è sostituita a quella nostrana, orate sempre più numerose. «Hanno trovato l’habitat giusto – conferma – si sono riprodotti e adesso sono sempre presenti nelle aste». Tra le specie che raccontano meglio cambiamenti altamente impattanti sull’ecosistema, ci sono predatori voraci capaci di incidere sulle catene alimentari locali.
Gli invasori
Il granchio blu americano (Callinectes sapidus), riconoscibile per il suo colore e le grandi chele, ormai stabilmente insediato nell’Adriatico nord-occidentale. Ghiottissimo di molluschi e piccoli crostacei, ha ricadute economiche pesanti sulle marinerie. A questo si aggiunge l’aumento del pesce serra (Pomatomus saltatrix), predatore estremamente competitivo lungo le coste, e l’arrivo del pesce palla argenteo (Lagocephalus sceleratus), specie originaria dell’Indo-Pacifico entrata dal Canale di Suez, tossica per l’uomo più volte segnalata nell’Alto Adriatico. Infine, segno di un mare che assomiglia sempre più ai bacini meridionali, si iniziano a vedere con maggiore frequenza ospiti tropicali come il pesce balestra, il pesce chirurgo di Monrovia (Acanthurus monroviae) e l’alaccia, la cosiddetta “sardina africana”. Stando agli ultimi studi, delle 17mila specie presenti nel Mediterraneo, almeno mille non erano presenti in passato.




