Dalla prigionia di Gramsci alla reclusione nei Cpr e al “41 bis”: da Ghilarza denunce e riflessioni
Ghilarza
Dibattito a più voci alla Settimana Gramsciana, con la presidente della Regione Alessandra Todde
Di Gramsci sono note in tutto il mondo le “Lettere dal carcere” ed è stato proprio il carcere, il tema della detenzione, della rieducazione, il fulcro dell’appuntamento di questo pomeriggio della Settimana Gramsciana, nella Torre Aragonese di Ghilarza. Un dibattito che ha preso le mosse dal progetto dell’editrice Elvira Zaccagnino e del curatore Fabio Fornasari, promotori nel carcere pugliese di Turi, lo stesso dove fu recluso Gramsci, di una speciale edizione tattile prodotta dai detenuti del libro dello stesso Antonio Gramsci, L’albero del riccio.
All’incontro hanno partecipato la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde, il garante delle persone detenute della provincia di Oristano Paolo Mocci e la garante regionale Irene Testa, in dialogo con il giornalista Vito Biolchini.
In apertura Caterina Pes, presidente della Fondazione Casa museo Antonio Gramsci, in qualità di padrona di casa, come organizzatrice della Settimana, ha ricordato il senso della manifestazione: “Le idee di Gramsci continuano a confrontarsi e ispirare con le personalità che stanno al governo”, ha detto la presidente Pes. “La Settimana gramsciana finisce domani con la visita alla tomba dell’amata madre Peppina Marcias, grazie al pubblico, all’affetto e soprattutto grazie alla presidente Todde”.
Il progetto editoriale e il libro tattile
Questo pomeriggio a Ghilarza si è partiti dal racconto di Elvira Zaccagnino e dalla nascita del progetto editoriale portato a compimento a Turi: “I detenuti hanno realizzato questo libro in un anno durante un laboratorio nello stesso carcere di Gramsci e Pertini, il carcere di Turi. Io sono l’editrice de La Meridiana, realtà pugliese. Abbiamo voluto scommettere, dimostrando che con la cultura possiamo cambiare il territorio: da dieci anni ci impegniamo a pubblicare libri accessibili a tutti, scavalcando le barriere della disabilità. La lettura è un piacere e un diritto per tutti. L’Albero del riccio è diventato un libro tattile, da leggere con le mani e costruito con le mani”.

Gramsci e il tema della reclusione
Il filo conduttore dell’incontro di Ghilarza è stato il carcere come luogo reale e simbolico, a partire dalla vicenda di Gramsci. Il giornalista Vito Biolchini ha spiegato il senso della scelta tematica: “Parlare di Gramsci significa parlare della sua terribile reclusione. Durante la Settimana non potevamo non parlarne. Il libro tattile realizzato dai detenuti del carcere di Turi serve per parlare di ciò che avviene nelle nostre carceri. È un momento difficile: è un tema attuale perchè tre strutture in Sardegna le si vuole impiegare nella detenzione in regime di “41 bis”, impedendo di fatto la procedura di rieducazione dei detenuti”.
La situazione del “41 bis” oggi
Il dibattito di questo pomeriggio a Ghilarza si inserisce in un contesto nazionale in cui il confronto politico e istituzionale sul “41 bis”, per i detenuti condannati in seguito a gravi crimini, si è riacceso tra il 2025 e il 2026 per due dinamiche parallele: la possibile proroga del regime per l’anarchico Alfredo Cospito e il progetto del Ministero della Giustizia di concentrare una quota rilevante dei detenuti sottoposti a questo regime in strutture carcerarie della Sardegna. La scadenza del provvedimento nei confronti di Cospito ha riportato al centro del confronto pubblico l’estensione del regime duro anche ai reati di terrorismo, riattivando proteste, prese di posizione politiche e discussioni giuridiche sui limiti e sulla proporzionalità della misura. Parallelamente alcune decisioni giudiziarie sui colloqui in videochiamata per detenuti in regime speciale hanno alimentato il confronto sul bilanciamento tra sicurezza e diritti fondamentali.
Il fronte più politico riguarda la scelta del governo di rafforzare le sezioni 41 bis nelle carceri sarde, ipotesi che comporterebbe il trasferimento sull’isola di una quota significativa di detenuti e che ha generato una forte opposizione istituzionale locale guidata dalla presidente Alessandra Todde. La governatrice non contesta l’esistenza del regime né la sua funzione nella lotta alla criminalità organizzata, ma respinge la concentrazione geografica della misura in Sardegna, ritenendo che rischierebbe di trasformare l’isola in una “isola carcere” con impatti sociali ed economici rilevanti e possibili effetti sull’equilibrio del sistema penitenziario regionale. La Regione ha promosso mobilitazioni con enti locali e sindacati per chiedere una distribuzione più equilibrata delle strutture sul territorio nazionale.
Rieducazione e istruzione in carcere
Paolo Mocci, il Garante delle persone detenute di Oristano, ha illustrato a Ghilarza i progetti educativi in corso a Oristano: “Sui progetti di rieducazione in carcere, dalla situazione scolastica a Massama siamo a buon punto. Da poco un detenuto con fine pena mai ha ottenuto la laurea magistrale con la possibilità di accedere a un dottorato di ricerca in un progetto di tutoraggio. Ci sono vari corsi attivi: filosofia, economia, giurisprudenza e alfabetizzazione in generale. Ci sono molte persone venute dal continente e molti stranieri che hanno interrotto gli studi. Le carceri non sono ermetiche, sono permeabili: lo scambio tra interno ed esterno deve essere proficuo altrimenti la situazione non cambierà. L’impegno della Regione e della presidenza Todde è portare avanti un’idea diversa dalla bulimia carceraria attuale che riduce la qualità dell’offerta. L’idea di carcere attuale è obsoleta e anche l’Europa ce lo recrimina: non c’è visione”.
Sovraffollamento, salute e fragilità
Irene Testa, garante delle persone detenute della Regione Sardegna, ha evidenziato le criticità del sistema penitenziario: “I progetti di rieducazione e trattamento sono pochi e i problemi molti, tra cui il sovraffollamento che blocca tutto ciò che può funzionare all’interno. Non c’è abbastanza personale per accompagnare i detenuti”, ha detto Testa. “La Sardegna rispecchia la situazione nazionale. Le carceri sono piene di ammalati e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria mostra il solo scopo di reperire posti letto. Negli ultimi anni l’80 per cento dei detenuti, parlo di Uta e Bancali, sono tossicodipendenti con malattie psichiatriche che finiscono in carcere perché le organizzazioni locali non riescono a gestirli. Queste persone fragili vengono bullizzate e sottoposte a violenze perché non ci sono abbastanza celle per i disabili. Purtroppo pensano a come evadere da queste situazioni e con evadere intendo togliersi la vita. Il “41 bis” graverebbe sulla situazione già tragica nella nostra regione. In Regione si sta tornando a parlare di carcere”. Testa ha ricordato anche il caso di Bancali: “Un detenuto è morto per un fecaloma, c’è un’indagine in corso, un evento terribile. La sanità è una criticità evidente come la sfera affettiva”.
Il tema dei Cpr
La garante regionale dei detenuti Irene Testa ha denunciato a Ghilarza le condizioni del Cpr di Macomer: “Ci sono segnalazioni su persone ospitate per 18 mesi in luoghi senza sedie, senza spugne per lavarsi o scope per pulire per paura dell’autolesionismo. Nelle mie visite li ho trovati seduti su bottiglie di plastica usate come sgabelli. In estate non ci sono condizionatori e mettono coperte sulle finestre per proteggersi dal caldo. Hanno lenzuola in tessuto plastico che procurano irritazioni e dormono sul materasso spoglio. Sono persone in detenzione amministrativa ma vivono come carcerati e vogliono tornare nei loro paesi di provenienza, ma spesso sono apolidi e molti sono giovani”.
Le parole della presidente Todde: attenzione alle politiche sociali, al “41 bis” e alla sanità penitenziaria
La presidente della Regione Alessandra Todde ha voluto portare a Ghilarza la propria esperienza personale: “Ho avuto la possibilità di contribuire con il volontariato in una comunità per minori, La Collina di don Ettore Cannavera”, ha raccontato la presidente Todde. “Ho capito che devianti non si nasce, le circostanze portano le persone a delinquere e non tutte le persone hanno le stesse possibilità. In queste realtà i costi sono più ridotti rispetto al carcere come misura alternativa, ma il sostegno è ancora troppo poco. La Regione può intervenire con politiche sociali”.
Un riferimento specifico dalla presidente della Regione anche sul “41 bis”: “Questa visione dell’isola carcere è preoccupante e disumana, come se i detenuti dovessero essere isolati e dimenticati dalla società, trasferiti lontano. Come chiuderli in una scatola e metterla da parte”, ha affermato la presidente della Regione. “È un’idea di carcere che deve cambiare. Negli ultimi due anni molti detenuti sono stati trasferiti nelle colonie penali, senza tenere conto delle specificità, per svuotare le carceri, rompendo equilibri e contesti funzionali. Dobbiamo ribellarci a questa idea della Sardegna come isola carcere”.
Todde ha affrontato quindi il tema della sanità penitenziaria: “Ho dato mandato ai direttori delle Asl di costruire percorsi di assistenza garantiti ai detenuti. Non sottraiamo diritti ai cittadini: la sanità carceraria ha la medesima dignità delle altre. Anche la prevenzione in carcere è importante e le Asl si devono strutturare perché per decenni non hanno pianificato. Domani andrò a Bad’e Carros: la Regione vuole portare attenzione a livello nazionale per spingere il cambiamento e metteremo a disposizione volontariato e politiche sociali”.
Domenica, 26 aprile 2026
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