l’Emilia-Romagna contesta le scelte del Ministero – Forlì24ore.it

Rappresentanza territoriale e metodo decisionale al centro dello scontro tra Regione e Governo sulle guide degli enti appenninici
L’equilibrio istituzionale tra Emilia-Romagna e Toscana rischia di incrinarsi definitivamente lungo il crinale appenninico. La recente trasmissione delle terne di candidati da parte del Ministero dell’Ambiente per la presidenza del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi e del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano ha sollevato un polverone politico a Bologna. Il motivo è la composizione dei nomi proposti: per entrambi gli enti, le rose dei candidati risultano composte esclusivamente da figure provenienti dal versante toscano, escludendo di fatto ogni espressione territoriale emiliano-romagnola.
Il nodo della questione non è solo una disputa geografica, ma riguarda il principio di alternanza e rappresentanza sancito dalla legge quadro sulle aree protette. Nel caso delle Foreste Casentinesi, la presidenza è di matrice toscana da oltre un ventennio, un assetto che la Regione Emilia-Romagna chiede da tempo di riequilibrare. Per quanto riguarda l’Appennino Tosco-Emiliano, il cambio di rotta appare ancora più netto, dato che la presidenza uscente era invece espressione del territorio emiliano.
Il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora Gessica Allegni hanno espresso una ferma opposizione, lamentando la mancanza di un confronto preventivo con i sindaci e le comunità locali. Secondo i vertici regionali, la scelta unilaterale del Governo ignora la complessità di territori che vivono di una gestione condivisa tra le due regioni. Senza un coinvolgimento reale delle amministrazioni locali, l’Emilia-Romagna ha già annunciato che non concederà l’intesa necessaria al perfezionamento delle nomine.
La procedura ora si trova in una fase di stallo: la normativa prevede infatti che, in assenza di un accordo tra Ministero e Regioni entro trenta giorni, la decisione torni in capo al Dicastero dell’Ambiente, previa consultazione parlamentare. Tuttavia, lo scontro politico in atto mette in luce una fragilità nel dialogo istituzionale che potrebbe avere ripercussioni sulla gestione operativa di aree fondamentali per la biodiversità e lo sviluppo economico della montagna. L’appello lanciato dalla Regione ai rappresentanti emiliani in Parlamento punta a riaprire la discussione per individuare figure che garantiscano un radicamento territoriale più equilibrato.
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