L’Umbria celebra il 25 Aprile: «Antifascismo resta necessità e valore fondativo della Repubblica»

«Per me quella di oggi è la data più importante del nostro calendario. Se siamo qui tutti insieme, infatti, è perché c’è stato un 25 aprile che ha stabilito che la democrazia deve essere la nostra guida. Vedo qui oggi tanti giovani: vuol dire che la nostra Repubblica ha un avvenire». Così la partigiana Mirella Alloisio a Perugia partecipando, sabato, alla cerimonia per la Festa della Liberazione che si è tenuta in Borgo XX Giugno.
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Ferdinandi Dopo l’intervento di Alloisio, ha preso la parola la sindaca Vittoria Ferdinandi, che ha incentrato il suo discorso sul significato attuale del 25 aprile. Richiamando le parole di Ada Gobetti, ha sottolineato che «non eravamo eroi. Eravamo ragazzi che a un certo punto hanno deciso di non avere più paura», definendo la Liberazione non come un momento celebrativo, ma come una scelta collettiva di libertà e responsabilità. La sindaca ha ricordato come la distanza storica dalla Resistenza sia ancora breve, «solo tre generazioni», e come la presenza di testimoni diretti, come Alloisio, rappresenti un legame vivo con quella stagione. Da qui l’idea che il 25 aprile non appartenga solo al passato, ma continui a interrogare il presente, perché «la libertà non è mai una conquista definitiva» e richiede scelte quotidiane.
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Fascismo è violenza e repressione Ferdinandi ha ribadito con nettezza il giudizio sul fascismo, affermando che «non è un’opinione» ma «violenza, repressione, guerra, persecuzione», e ha richiamato il valore fondativo dell’antifascismo per la Repubblica e la Costituzione. Un principio che, ha detto, va riaffermato anche oggi, in un contesto in cui questa parola viene talvolta messa in discussione o ridimensionata. «Quando si colpiscono le parole, si prepara il terreno per colpire le idee», ha osservato, sottolineando che l’antifascismo resta «una necessità» e una responsabilità verso le nuove generazioni.
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I rischi di oggi Ampio spazio è stato dedicato ai rischi del presente, tra cambiamenti e imbarbarimenti nel linguaggio politico, ritorno di nazionalismi e crescente accettazione della guerra. La sindaca ha parlato di un mondo in cui «la dignità umana» rischia di diventare negoziabile e in cui i conflitti armati vengono descritti in termini economici più che umani. «Tutto questo – ha affermato – è il contrario del 25 aprile», ribadendo il valore della pace come impegno concreto: «“Sì alla pace. No alla guerra.” Non è uno slogan, è una responsabilità politica». Nel suo intervento ha richiamato anche la figura di Aldo Capitini e la tradizione della nonviolenza, sostenendo che «l’antifascismo deve essere nonviolento, o non è antifascismo», e indicando nella costruzione della pace, nel rispetto del diritto internazionale e nella partecipazione democratica le basi di una società libera.
CICCONE CON BANDIERA UCRAINA ALLONTANATA DA UN CORTEO
Donne e giovani Un passaggio significativo è stato dedicato al ruolo delle donne nella Resistenza e nella costruzione della democrazia, ricordando il loro contributo sia durante la guerra sia nelle battaglie civili del dopoguerra. Ferdinandi ha sottolineato come la parità non sia ancora pienamente raggiunta e come «tradire le donne della Resistenza significa accontentarsi di una democrazia a metà». La sindaca ha poi rivolto un appello ai giovani, rifiutando la narrazione di una generazione passiva e sottolineandone invece la capacità di partecipazione e di impegno. «Non siete soltanto il futuro. Siete già il presente che può cambiare le cose», ha detto, invitandoli a essere protagonisti della vita democratica e a trasformare le difficoltà in energia per il cambiamento.
Libertà o sopraffazione In conclusione, Ferdinandi ha richiamato il significato più profondo della ricorrenza: «Il 25 aprile non ci chiede solo di ricordare, ci chiede di scegliere», tra libertà e sopraffazione, tra democrazia e autoritarismo. «Non si può stare nel mezzo», ha aggiunto, invitando a essere «partigiani della libertà, partigiani della democrazia, partigiani della pace».
Le celebrazioni Prima della cerimonia in Borgo XX Giugno, le celebrazioni istituzionali hanno preso il via al cimitero monumentale, dove le autorità civili e militari hanno reso omaggio al Sacello dei caduti e alle tombe delle medaglie d’oro della Resistenza. Il corteo si è poi spostato in Borgo XX Giugno per la commemorazione dei patrioti fucilati, per concludersi in via Masi, al monumento dell’Ara Pacis dedicato a tutti i caduti di guerra.
La targa Nel corso del pomeriggio invece è stata inaugurata ai Giardini del Frontone la targa dedicata a Fernanda Bellachioma e alle vittime LGBTQIA+ del fascismo, alla presenza di Ferdinandi e delle istituzioni locali. L’iniziativa è stata accompagnata dai cori di Anpi e Omphalos, che ha criticato il prefetto di Perugia per non essere presente: «È un’assenza grave», dice l’associazione, secondo la quale «rimane il sospetto che commemorare le vittime LGBTQIA+ non sia gradito». Nel mirino anche la mancanza del patrocinio della Prefettura: «Oggi di diverso – continua Omphalos – c’è solo il fatto che rendiamo omaggio anche alle vittime non eterosessuali. Due indizi fanno una prova».
Terni La presidente della Regione Stefania Proietti è invece intervenuta a Terni, dove ha ricordato come il 25 Aprile rappresenti prima di tutto un atto di riconoscenza verso chi «ebbe il coraggio di scegliere la libertà» in un momento di oppressione. Ha sottolineato il contributo dell’Umbria alla Resistenza e il valore morale di quella scelta, che ha posto le basi della democrazia e della Costituzione. Proietti ha richiamato il legame tra la tradizione regionale e i valori della pace, evocando figure come San Francesco e Aldo Capitini, e ha ribadito che «non può esserci pace autentica senza la libertà», né libertà senza impegno quotidiano per il dialogo e la riconciliazione, esprimendo poi preoccupazione per il deterioramento del linguaggio pubblico, definito un segnale negativo soprattutto per i giovani.
Cura e partecipazione Nel suo intervento ha infine sottolineato come, in un contesto internazionale segnato da nuovi conflitti, «onorare il 25 Aprile significa tradurre la memoria in impegno attivo per la pace» e ha invitato le nuove generazioni a custodire la libertà con responsabilità, ricordando che «la democrazia, proprio come la pace, richiede cura, partecipazione e l’impegno della nonviolenza».
Foligno A Foligno è stato un 25 Aprile con molte polemiche. Alle celebrazioni era infatti assente il sindaco, Stefano Zuccarini, duramente criticato dall’Anpi cittadina che parla di «grave mancanza istituzionale» e di «gesto irrispettoso». Alla cerimonia erano invece presenti il presidente del consiglio comunale, Giuseppe Galligari, e l’assessora Elisabetta Ugolinelli, che ha letto un messaggio di Zuccarini.
Gubbio A Gubbio studenti delle scuole superiori hanno letto i nomi di oltre cento vittime delle stragi nazifasciste del 1944, dalla scalinata di Palazzo Pretorio. Tra loro «il più giovane era Ugo Fiorucci, 14 anni» e «il più anziano Luigi Tomarelli, 61». L’iniziativa, promossa da Anpi e Associazione Famiglie dei 40 Martiri, ha coinvolto i giovani nella trasmissione della memoria. Dopo la lettura, il corteo ha attraversato la città fino al Mausoleo dei 40 Martiri. In testa lo striscione «Gubbio per la pace» per ribadire il rifiuto della guerra.
Spoleto Grande partecipazione anche a Spoleto con momenti diffusi tra memoria e istituzioni. La giornata si è aperta con le commemorazioni dei partigiani e dei caduti della Resistenza, fino agli onori militari in piazza della Libertà. Il sindaco Andrea Sisti ha sottolineato che «rinnoviamo ogni anno l’impegno della nostra comunità verso i valori di libertà e democrazia», evidenziando il passaggio della memoria alle nuove generazioni attraverso la partecipazione dei giovani. Nel suo intervento ha ricordato i partigiani della Brigata Melis e gli eventi legati alla Resistenza sul territorio, definendo la memoria «una bussola necessaria per orientare il nostro futuro di pace e civile convivenza».
Umbertide A Umbertide le celebrazioni hanno unito il ricordo del 25 aprile all’82° anniversario del bombardamento di Borgo San Giovanni. Il sindaco Luca Carizia ha parlato di una ricorrenza che «unisce il dolore della nostra storia alla conquista della libertà», valorizzando il lavoro degli studenti coinvolti in percorsi di memoria. Carizia ha poi ribadito il messaggio già portato alla Marcia della Pace di Assisi: «Sì alla pace, no alla guerra», come impegno condiviso della comunità.
Assisi Ad Assisi le celebrazioni hanno coinvolto istituzioni, associazioni e cittadini. A Santa Maria degli Angeli è stata ricordata la figura di Giovanni Becchetti, antifascista ucciso nel 1921, con la deposizione di fiori sulla sua targa. In città sono state deposte corone ai caduti e letti testi di Anselmi, Buzzati, Calamandrei e Viganò. Il sindaco Valter Stoppini ha ricordato «l’importanza del 25 Aprile, dell’antifascismo e dei valori democratici» e che «la libertà, la pace e la democrazia non sono diritti acquisiti ma vanno difesi ogni giorno».
Orvieto A Orvieto la sindaca Roberta Tardani ha partecipato alla “Passeggiata della Liberazione”, un percorso nei luoghi simbolo della Resistenza, sottolineando che la memoria è «un patrimonio comune da condividere» e che va evitato il rischio che diventi «terreno di contrapposizione». A Città di Castello corteo e commemorazioni davanti al monumento alla Resistenza altotiberina hanno concluso le celebrazioni.
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