«La Repubblica vi è riconoscente» VIDEO/FOTO

SAN SEVERINO Sergio Mattarella è arrivato a San Severino, accolto da una città festosa e in grande spolvero per la visoita dell’amato Capo dello Stato. Il presidente della Repubblica è atterrato alle 10.24 all’aeroporto di Aeroporto di Ancona-Falconara per poi mettersi in viaggio per la celebrazione del 25 Aprile.
Il capo dello Stato è stato salutato da una lunga standing ovation del pubblico presente nel teatro Feronia, che si è alzato in piedi tributando un applauso prolungato mentre Mattarella faceva il suo ingresso in sala.
All’interno del teatro presenti assieme al ministro Crosetto le autorità civili, militari e religiose, insieme a rappresentanti delle istituzioni locali e regionali.
La città in piazza per il Presidente
San Severino si è svegliata all’alba per prepararsi all’arrivo del Capo dello Stato. Fin dalle prime ore del mattino, cittadini, famiglie e rappresentanze associative si sono riversati in piazza, creando un clima festoso e partecipato in attesa di Mattarella.
Bandiere tricolori, studenti e associazioni partigiane hanno colorato il centro storico, trasformando la giornata in un momento collettivo di memoria e condivisione.
Ed è una ricostruzione intensa e densa di memoria storica quella offerta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo intervento a San Severino Marche in occasione del 25 aprile.
“La Repubblica nata da una scelta libera e consapevole”
Nel suo discorso, Mattarella ha richiamato le origini della Repubblica: «La Repubblica è nata 80 anni or sono, dalla libera scelta delle cittadine e dei cittadini italiani, solennemente sanzionata dal referendum istituzionale».
Un passaggio in cui il Capo dello Stato ha sottolineato il legame tra la nascita delle istituzioni repubblicane e la fine del conflitto mondiale: «Nata sugli orrori della guerra, sulla contrapposizione a un occupante e per redimere l’onta dei collaborazionisti».
“Una storia scritta con la vita degli italiani”
Ampio spazio è stato dedicato alle figure e alle categorie che hanno attraversato la Resistenza. «Quello che, con immenso sacrificio, ebbero a testimoniare i militari lasciati allo sbando dopo l’8 settembre 1943», ha ricordato Mattarella.
Il Presidente ha citato anche i giovani partigiani, i contadini deportati per lavorare alla Linea Gotica, le donne e le famiglie colpite dalla violenza della guerra, fino ai sacerdoti e ai militari caduti.
Tra questi, anche don Enrico Pocognoni e i carabinieri Glorio Della Vecchia e Pasquale Infèlisi, ricordati come esempi di sacrificio e dedizione allo Stato.
«Questa è la storia, scritta con la loro vita. Da questi italiani», ha sottolineato il Capo dello Stato.
Marche terra di rinascita
Nel passaggio finale, Mattarella ha voluto richiamare anche il presente del territorio ospitante: «Da San Severino Marche, segnata dalle prove del sisma di dieci anni or sono e dalle recenti alluvioni, si conferma la volontà di risorgere».
Un riconoscimento diretto alla popolazione marchigiana: «La Repubblica è riconoscente alla gente delle Marche per il contributo che ha dato alla sua fondazione e al suo svilupparsi».
“Viva la Liberazione, viva la Repubblica”
Il discorso si è chiuso con un richiamo ai valori fondanti della Repubblica e della memoria collettiva: «Viva la Liberazione, viva la Repubblica!».
Non è la prima volta che Mattarella richiama la formula “ora e sempre Resistenza”, già pronunciata nel 2023 a Cuneo. Anche a San Severino il Presidente ha ribadito il legame tra passato e presente: «Il passato non è mai morto, non è neanche passato. Ciò che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente».




