“Sapeva che lo prendevano”. L’ombra dei servizi segreti. Le verità del pentito su ‘Er Palletta’
Non è solo materia da romanzi noir. Le carte dell’indagine che ha portato di nuovo in carcere Pernasetti (detto “Er Palletta“) delineano uno scenario inquietante, fatto di possibili contatti tra ambienti criminali e apparati sensibili dello Stato.
Al centro dell’inchiesta, la fuga di notizie che avrebbe consentito a Marco Casamatta – considerato il suo uomo di fiducia e già coinvolto nella gambizzazione di Walter Garofalo – di anticipare le mosse degli investigatori.
A far emergere questo quadro sono i verbali del collaboratore di giustizia Fabio Postumi, raccolti nell’ottobre 2024 e ora all’attenzione della Direzione distrettuale antimafia.
Davanti ai magistrati, il pentito descrive Pernasetti come un soggetto capace di accedere a informazioni riservate, parlando apertamente di presunti contatti con ambienti dell’intelligence.
Un sistema, secondo il racconto, utilizzato per monitorare in tempo reale l’andamento delle indagini della Procura di Roma, soprattutto dopo l’omicidio di Cristiano Molè e l’agguato ai danni di Garofalo.
In questo contesto si inserirebbe il ruolo di Casamatta. In una prima fase, l’uomo si sarebbe mosso con una certa sicurezza, convinto di non essere nel mirino immediato degli inquirenti.
Ma quando le indagini hanno subito un’accelerazione, sarebbe arrivato l’avvertimento decisivo: un segnale che lo avrebbe spinto a prepararsi all’arresto, entrando di fatto in una sorta di “pre-latitanza”.
Si tratta, al momento, di dichiarazioni che necessitano di ulteriori riscontri investigativi, ma che riportano alla luce un tema ricorrente nella storia criminale romana: i possibili intrecci tra organizzazioni malavitose e settori opachi delle istituzioni.
Un filo che, secondo alcune inchieste del passato, affonderebbe le radici fino agli anni della Banda della Magliana e che, secondo gli inquirenti, potrebbe non essersi mai del tutto spezzato.
L’indagine coordinata dalla Procura di Roma prosegue per chiarire la portata di questi presunti collegamenti e verificare se dietro le fughe di notizie vi sia davvero un sistema strutturato di protezione.
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