Marche

«Il poliziotto ha sparato per difendersi»


ANCONA – Il poliziotto ha sparato a una distanza ravvicinata per difendersi. Neanche il taser avrebbe potuto salvarlo da una potenziale aggressione, altamente probabile considerando la posizione del cane, proteso sulla zampe posteriori. In sintesi: il ricorso alla pistola d’ordinanza ha rappresentato l’extrema ratio. Sono questi alcuni passaggi della relazione balistica che il dottor Sandro Evangelisti ha esposto ieri mattina al gip Sonia Piermartini, nel corso dell’incidente probatorio tenutosi per ricostruire i fatti avvenuti lo scorso 14 settembre in un parco del Piano, tra via Osimo e via Senigallia.

 Era stato ucciso, in un blitz anti-droga, il simil pitbull Narcos, di proprietà di una 21enne residente a Jesi. Dopo la sua denuncia, sotto inchiesta c’è finito l’agente delle Volanti che aveva sparato. Rappresentato dall’avvocato Laura Versace, ha sempre sostenuto di aver fatto fuoco con la pistola d’ordinanza per difendersi. Una tesi sostenuta dalle indagini di parte e, ora, dalla perizia balistica. Anzitutto, è stato dimostrato lo sparo di un solo colpo e non due, come aveva invece inizialmente sostenuto la proprietaria del cane, assistita dal legale Rino Bartera.

L’esplosione

Oltretutto, il rumore dell’esplosione sarebbe stato piuttosto amplificato, tale da rendere nitido lo sparo. Il proiettile era penetrato nella guancia dell’animale per poi uscire ed entrare ancora nella spalla. Tre fori, dunque. L’ogiva si era fermata nel corpo del cane, uccidendolo. Per quanto riguarda la dinamica, la 21enne ha fornito una versione, mentre i poliziotti intervenuti un’altra. Il dottor Evangelisti (supportato nella perizia dal collega Carlo Frezzotti) ha rilevato delle incongruenze nelle parole della padrona del cane. È apparso del tutto inverosimile che Narcos possa essere stato colpito mentre si trovava tra le gambe della ragazza. Inoltre, l’agente era a una distanza ravvicinata dall’animale, compresa tra uno e tre metri, e vicino a una panchina. La tesi del perito: Narcos sarebbe stato proteso sulla zampe posteriori e con il muso rivolto al poliziotto delle Volanti, in una posizione da cui avrebbe agevolmente potuto avventarsi su di lui o mentre ciò avveniva. Essendo la distanza ridotta, l’indagato non avrebbe potuto far altro che utilizzare la pistola. Neanche il taser sarebbe stato utile in caso di attacco. Infine, Il guinzaglio dell’animale, costituito da catena metallica, si era separato in due spezzoni a causa del cedimento di una delle maglie, risultando evidentemente di robustezza inadeguata alla stazza. Alla luce di tali considerazioni, è probabile che la procura possa propendere per la richiesta di archiviazione.




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