Abruzzo

l’appello del fratello del pescatore disperso dopo il crollo del ponte sul Trigno [VIDEO]


“Per me, mio fratello sta sotto il ponte”. È un grido disperato, a nome di tutta la famiglia, quello di Alessandro Racanati, fratello di Domenico, l’uomo di Bisceglie disperso da ormai 20 giorni, dopo il crollo del ponte sul fiume Trigno, fra Abruzzo e Molise, il 2 aprile scorso. 

Così, con un video pubblicato sulla pagina della start up Pescatori a tavola Racanati chiede di concentrare le ricerche di suo fratello sotto il ponte che ha ceduto durante l’ondata di maltempo che ha flagellato l’Abruzzo. 

Si fa portavoce del dolore della moglie e delle figlie del pescatore 53enne che, quella mattina, era partito dalla Puglia in direzione di Ortona, per ritirare una barca acquistata. Dopo poche ore, però, i parenti ne hanno perso le tracce. E il giorno dopo, nell’area del crollo, è stata ritrovata la targa della sua auto. Da allora le ricerche per individuare l’auto e il corpo di Domenico Racanati non si sono mai fermate, ma finora senza esito. 

“Sono quasi 30 anni che vado in mare – spiega il fratello nel video – e per me le correnti non potrebbero mai trascinare l’auto nell’area in cui sono concentrate le ricerche, 2 chilometri a sud del ponte”. 

A supporto di questa ipotesi, nel video c’è anche l’intervento del perito Stefano Moretti, che ha già inviato un parere tecnico alla procura di Larino fornendo un parere da esperto: “È molto probabile -dice – che l’auto si trovi o sotto la campata del ponte o sotto la montagna di detriti adagiati contro la campata caduta. Nel momento in cui l’auto si trovava a transitare e il ponte ha ceduto, il povero pescatore non poteva deviare verso destra perché c’era il guardrail, quindi ha cercato di spostarsi sulla sinistra ed è stato trascinato in acqua contro la corrente che arrivava. A quel punto, si è trovato imprigionato fra la campata del ponte crollata e i detriti che gli arrivavano contro. L’auto immediatamente ha sprofondato ed è rimasta imprigionata. Ci sono strumentazioni che possono rilevare la presenza di detriti: bisogna mirare le ricerche”, è la conclusione di Moretti. 

 

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