Piemonte

Debito da 30mila euro, spedizione punitiva nel sangue: quattro arresti


Un regolamento di conti per un debito non onorato finito nel sangue, pianificato con freddezza. Si è chiusa con quattro arresti l’operazione dei carabinieri del nucleo investigativo di Torino, che ha fatto luce sul tentato omicidio avvenuto la sera del 19 dicembre 2024, tra via Stradella e piazza Baldissera.

Quel giorno, un uomo di origine marocchina di 53 anni è stato accoltellato. L’episodio sulle prime era apparso come un atto di microcriminalità, ma in realtà dietro c’era ben altro. Ci sono voluti mesi di indagini meticolose per risolvere il caso. La vittima, soccorsa dal personale del nucleo radiomobile, aveva riportato ferite gravissime, tra cui la recisione dell’arteria femorale.

Al centro della vicenda la cifra di 30mila euro. Un debito non onorato dalla vittima che ha innescato una reazione violenta. La somma, che avrebbe dovuto essere restituita, è diventata il detonatore per una spedizione punitiva. Un 46enne di origini nordafricane, residente da anni nel torinese, è stato identificato dagli investigatori come il mandante: colui che ha deciso che il mancato pagamento andava punito con il sangue.

Gli inquirenti hanno lavorato su più fronti: l’analisi dei filmati di videosorveglianza della zona, il ricorso ad attività tecniche di monitoraggio e la raccolta di testimonianze.

L’operazione, scattata venerdì 17 aprile, ha coinvolto i comuni di Torino, Leinì, Settimo Torinese e Biella, a testimonianza di una rete che si estendeva ben oltre il luogo dell’aggressione. La struttura del gruppo era ben definita. Oltre al mandante, gli esecutori: due giovani di 25 anni, reclutati per compiere l’accoltellamento. C’era poi il “fiancheggiatore”, un pensionato di 78 anni, originario di Catania. Il suo ruolo era logistico: aveva il compito di accompagnare l’esecutore sul posto e garantirne la fuga dopo il ferimento.

L’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere ha messo fine alla libertà di tutti i quattro indagati. Mentre tre di loro sono stati portati in carcere a Torino e Ivrea, la posizione del 78enne è risultata ancor più complessa: l’uomo si trovava già ristretto per altra causa a Biella.


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