Friuli Venezia Giulia

Soldi agli impianti sciistici, spreco o investimento?


La giunta Fedriga negli ultimi anni ha aumentato esponenzialmente gli investimenti sugli impianti sciistici regionali. Le risorse stanziate per incentivare il turismo su sci ammontano a 190 milioni di euro per il triennio 2025-2027, una cifra ragguardevole che ha fatto storcere il naso agli esponenti del Patto per l’autonomia, gruppo di opposizione all’interno del consiglio regionale. Secondo quanto si legge nel comunicato odierno del Patto, infatti, gli investimenti della giunta Fedriga sarebbero soldi buttati via in un settore senza futuro: “C’è una forte contraddizione tra la narrazione di successo della Giunta regionale e la realtà dei dati economici e climatici. A fronte di un aumento minimo di sciatori e incassi (rispettivamente +6 per cento e +5 per cento nell’ultimo anno), c’è stata un’accelerazione senza precedenti della spesa pubblica regionale per lo sci in un modello senza futuro”. 

“Le stagioni sciistiche sempre più corte, impianti in perdita”

 “Il Friuli-Venezia Giulia è infatti un “hot spot” del riscaldamento globale — continua il comunicato del gruppo di opposizione — con temperature in aumento e una riduzione significativa della durata delle stagioni sciistiche. La linea di affidabilità della neve si attesta intorno ai 1500 metri, rendendo gran parte dei comprensori regionali, collocati tra 1000 e 1900 metri, climaticamente inadeguati. Nonostante ciò, si continua a investire in nuovi impianti e infrastrutture, spesso in aree a bassa quota o già storicamente problematiche per la mancanza di neve. I dati economici confermano la fragilità del sistema: nel 2025, nonostante 17,9 milioni di ricavi, quasi tutti i poli sciistici sono in perdita, con deficit complessivo di 1,2 milioni di euro. I costi elevati, soprattutto per l’innevamento artificiale, energivoro e idrovoro, azzerano i margini, rendendo il comparto dipendente dai finanziamenti pubblici. A questo si aggiunge l’impatto ambientale: consumo di acqua ed energia, distruzione di habitat naturali e una crescente presenza di impianti dismessi, simbolo di investimenti fallimentari”. “È uno spreco di risorse pubbliche — attacca Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto — bisogna destinare le risorse a una reale riconversione economica della montagna”.

Bini: “Demagogia, gli investimenti danno posti di lavoro”

Non ci sta Sergio Emidio Bini, assessore regionale alle Attività produttive e al Turismo, che ha elencato alcuni numeri per rispondere all’attacco del Patto: “Nella stagione 2017/18 (pre-giunta Fedriga) i primi ingressi nei poli erano pari a 758.316, mentre nella stagione 2025/26 hanno toccato quota 976.259, con un aumento del +28,7 per cento. Al tempo stesso, i ricavi dei poli montani sono passati dai circa 10 milioni e 400 mila euro della stagione 2017/18 (pre-giunta Fedriga) ai 17 milioni e 900 mila euro della stagione 2025/26, con una crescita percentuale del +72,1 per cento. L’ottima performance registrata dagli impianti di risalita si è tradotta in un aumento delle presenze turistiche in tutto il territorio montano: nel 2019 i pernottamenti nelle strutture ricettive negli ambiti turistici di Carnia, Dolomiti friulane, Piancavallo e Tarvisiano erano pari in numeri interi a 1.057.769, mentre nel 2025 hanno raggiunto quota 1.317.759, con una crescita del +24,5 per cento. Sono i numeri di una strategia che inequivocabilmente sta funzionando. È una polemica demagogica, metà delle imprese operano nel turismo e nel terziario”. 

L’albergatrice: “La politica non sa che fare”

Lo scetticismo sulla bontà degli investimenti della Regione era stato condiviso su questa testata, qualche mese fa, anche da Paola Schneider, per lungo tempo presidente di Federalberghi e “montanara doc”, come lei stessa si definisce: “La maggior parte degli abitanti della montagna non vive di turismo. I numeri degli impianti sciistici sono buoni, ma sono davvero utili per la nostra montagna? Il cambiamento climatico è innegabile, e lo sci costerà sempre di più, tra costi energetici, acqua e impianti di innevamento. I problemi della nostra montagna sono il turismo mordi e fuggi e la mancanza di servizi, e credo che in proposito la politica non sappia che fare”. 

 

 

 

 


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