Sanità vibonese, un utente: «Lea traditi, bimbi in attesa di cure»
Sanità nel vibonese. La denuncia di un utente: liste d’attesa, terapie negate e famiglie allo stremo. Appello al presidente della Regione Roberto Occhiuto
C’È una vecchia abitudine italiana che non passa mai di moda: scrivere i diritti sulla carta e poi affidarne l’attuazione al calendario, sperando che si arrangi da solo. Il risultato è che il tempo, da queste parti, non cura le ferite: le allarga. E quando si parla di sanità, soprattutto infantile, l’ironia lascia presto il posto ai fatti. Sono fatti che arrivano dal Vibonese, messi nero su bianco dal rombiolese Domenico Pontoriero in un appello rivolto ai vertici della Regione Calabria.
«C’è una sigla – scrive – che in Italia dovrebbe suonare come una promessa e invece sa di beffa: Lea (Livelli Essenziali di Assistenza). Per i genitori di migliaia di bambini con disturbi del neurosviluppo, questi non sono “livelli essenziali”, ma “miraggi burocratici”. Mentre la politica festeggia l’aggiornamento delle tariffe entrato in vigore a fine 2024, nelle sale d’aspetto delle Asl il tempo si è fermato».
CRONACA DI UN DIRITTO NEGATO: LA LOTTERIA DELLE REGIONI
Pontoriero aggiunge: «Sulla carta, la riabilitazione infantile (psicomotricità e logopedia) è un pilastro dell’assistenza distrettuale. Nei fatti, è una lotteria geografica. Solo 13 Regioni sono riuscite a superare la soglia di adempienza nell’ultimo monitoraggio ministeriale. Se nasci nel posto “sbagliato”, Calabria e in particolare a Vibo Valentia, il tuo diritto a parlare o a muoverti correttamente finisce in fondo a una lista d’attesa che può durare dai 12 ai 18 mesi, superando spesso i due anni.
Per un bambino di tre anni, aspettarne due per iniziare la logopedia significa perdere la “finestra d’oro” dello sviluppo. È un sequestro di futuro legalizzato dalla lentezza amministrativa.
IL PARADOSSO DEL “PRIVATO OBBLIGATORIO” : «DIAGNOSI PRECOCI, INTERVENTI TARDIVI»
Per Pontoriero il sistema spinge le famiglie verso un vicolo cieco: «Diagnosi precoci, interventi tardivi: le Asl certificano il bisogno, ma non hanno i terapisti (TNPEE e logopedisti) per coprirlo. Tariffe fuori mercato: le associazioni denunciano che il nuovo “Decreto Tariffe” rischia di dimenticare settori critici come l’autismo, rendendo poco appetibile per i centri convenzionati erogare certe prestazioni. L’esodo verso il privato: chi può permetterselo paga di tasca propria (spesso 40-60 euro a seduta). Chi non può, resta a guardare il proprio figlio restare indietro».
PSICOMTRICITÀ E LOGOPEDIA: NON SONO OPTIONAL : IGNORATA LA SCIENZA MEDICA
Stanchi di promesse, i genitori hanno iniziato a portare le Asl davanti ai giudici. In Liguria e in altre regioni, le sentenze sono chiare: se lo Stato non garantisce i Lea, deve rimborsare le cure private affrontate dalle famiglie. «È l’estrema ratio – è l’amara considerazione – di un popolo di genitori trasformati in avvocati per necessità. L’aggiornamento dei Lea nel 2024 è stato spacciato come una rivoluzione. Ma finché un bambino dovrà aspettare due anni o più per una seduta di logopedia, quella rivoluzione resterà solo carta straccia in un cassetto ministeriale. La regione Calabria peggio di tutte e la provincia di Vibo valentia uno schifo».
Oltre 100 bambini aspettano una chiamata dai centri convenzionati specializzati «dove mancano oltre 40.000 ore di terapia che potrebbero fare la differenza tra la malattia e la guarigione».
Quindi, l’appello al presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto: «Io ti ho votato anche per questo. Mi aspetto da te dal il mio carissimo amico, nonché tuo vice presidente, Filippo Mancuso, un aiuto disperato soprattutto per quelle famiglie che non possono permettersi il pagamento delle terapie che rientrano nei Lea. Famiglie che stanno attraversando il dramma e la tragedia che purtroppo ha vissuto tuo fratello con la morte del tuo caro nipote. Quindi, ti chiedo aiuto anche in nome suo di aiutare quelle persone che stanno soffrendo duramente. Grazie per quello che tu e Filippo vorrete fare».
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