Dalla passione per il calcio al lavoro al Nord: chi era Gabriele Vaccaro
Un ragazzo perbene, legato alla famiglia e con una passione forte per il calcio. Così viene ricordato Gabriele Vaccaro, il venticinquenne ucciso nella notte nel parcheggio dell’area Cattaneo, a pochi passi dal centro storico di Pavia. La sua morte ha scosso la comunità pavese e soprattutto Favara, nell’Agrigentino, dove era nato e dove oggi il dolore è profondo.
Al centro della sua vita c’erano i genitori e i fratelli, con cui aveva un rapporto stretto. Anche i fratelli, come lui, giocano a calcio. E poi la sorella Erika, presente in molti scatti condivisi sui social.
Il calcio era molto più di una passione. Vaccaro aveva iniziato da giovanissimo e col tempo era riuscito a trasformarlo anche in un percorso sportivo concreto. Aveva vestito le maglie dell’Atletico Favara, del Casteltermini e del Kamarat, nel campionato di Promozione. Proprio l’Atletico Favara lo ha ricordato parlando di un «ragazzo perbene, uno sportivo, un esempio di educazione e passione», lanciando anche un appello contro la violenza giovanile.
Messaggi di cordoglio sono arrivati anche da altre realtà calcistiche siciliane, tra cui Casteltermini, Empedoclina e Sommatinese. Vaccaro era inoltre un tifoso interista e l’Inter Club Favara Angelo e Massimo Moratti ha espresso vicinanza alla famiglia, sottolineando il senso di smarrimento per una morte definita «tragica, inaspettata ed ingiusta».
Chi lo conosceva parla anche di un giovane molto impegnato nel lavoro. Si era trasferito al Nord proprio per costruirsi un futuro prima con impieghi stagionali, poi lavorando per Poste italiane e infine come operaio in una fabbrica a Stradella, vicino a Broni, dove risiedeva.
Sui social si moltiplicano i messaggi degli amici, che lo ricordano come un ragazzo solare, educato e sempre disponibile. Parole cariche di affetto e incredulità, che raccontano il vuoto lasciato da una morte improvvisa.
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