Rispetto degli orari di lavoro, addette di un call center vincono causa. Saranno risarcite dall’azienda
Per anni, nonostante i lavoratori fossero assunti con un contratto part-time, avrebbero lavorato ben oltre l’orario stabilito, rendendo più complessa fra le altre cose l’organizzazione della loro vita personale. Rifiutando qualsiasi accordo sindacale, l’impresa è stata portata in tribunale ad Arezzo e il giudice ha dato ragione ai 16 addetti (quindici donne e un uomo), che dovranno essere risarciti con una somma corrispondente al 20% della retribuzione annua lorda per ogni anno di lavoro. Si parla di cifre che vanno dai 20-40 mila euro per persona.
La vicenda riguarda le dipendenti di un call center della società Wemay, nello specifico la sede aretina di Poppi. “Una vertenza gestita da mesi da Slc/Cgil Arezzo – ha dichiarato il sindacalista Samuele Falossi – ricercando ogni possibile strada per arrivare a un accordo sindacale ed evitare così la strada della causa legale. La rigidità aziendale ha determinato un esito inevitabile e ampiamente previsto con il riconoscimento del diritto delle addette all’orario stabilito all’inizio del rapporto di lavoro e un giusto risarcimento del danno in linea con le ultime sentenze in merito”.

“È un passo avanti – prosegue Falossi – nella difesa dei diritti delle lavoratrici e lavoratori nel settore dei call center, ma che è esempio per tutto il mondo del lavoro. L’auspicio – conclude – è di un ripensamento aziendale e un’apertura al confronto libero, civile e democratico con la Cgil, unica vera strada per affrontare i problemi del settore”.
ArezzoNotizie è anche su Mobile! Scarica l’App per rimanere sempre aggiornato.
Source link




