Da Trump-Gesù a Vance e il terzo round col Papa. “Dio è con l’America”. “No a chi spadroneggia”
Gli attacchi del presidente americano Donald Trump al Papa, e ora anche del vicepresidente Vance, non si placano. E il botta e risposta, seppure a distanza, continua. Va in scena il terzo atto di un confronto-scontro accesissimo tra l’inquilino della Casa Bianca e il Pontefice. “Qualcuno dica al Papa che l’Iran ha ucciso almeno 42.000 manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi”, scrive Trump che poi provocatoriamente pubblica un post con una foto realizzata con l’intelligenza artificiale che lo ritrae accanto a Gesù che lo abbraccia. A gettare benzina sul fuoco anche JD Vance che invoca la Seconda Guerra Mondiale per difendere i bombardamenti americani all’Iran. “Dio era dalla parte degli americani quando hanno liberato la Francia dai nazisti? Credo certamente che la risposta sia sì”, ha scritto Vance.
Leone prosegue dritto per la sua strada e non rinuncia ad alzare la voce per gridare che “la pace è possibile” e che “il mondo ne ha bisogno”. “Insieme possiamo continuare a offrire la nostra testimonianza”, dice sul volo che da Algeri lo porta a Yaoundé, in Camerun. Condanna i governanti che “comandano nella brama di signoreggiare”, ribadisce che “il mondo ha sete di pace” e che questa “non può essere ridotta a uno slogan”. E ripete con forza: “Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!”. Il primo discorso in Camerun è quello rivolto alle autorità e al corpo diplomatico. E il messaggio di Prevost si fa subito chiaro. “Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace”. “Viviamo un tempo in cui la rassegnazione dilaga e il senso di impotenza tende a paralizzare il rinnovamento che i popoli avvertono profondamente. Quanta fame e sete di giustizia! Quanta sete di partecipazione, di visioni, di scelte coraggiose e di pace!”, sottolinea Leone riscuotendo gli applausi dei presenti al Palazzo dei Congressi di Yaoundé.
Ed ancora, l’invito ai governi ad avere “mente lucida e coscienza integra” per il “bene comune di tutto il popolo” e all’umanità intera affinché rifiuti “la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia”. Ripete un concetto a lui, ovvero il rifiuto della “logica della violenza, della guerra” per costruire una pace disarmata e disarmante. Dal Pontefice statunitense anche un nuovo altolà all’idolatria e al fondamentalismo. “Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria”, dice, mettendo poi in guardia da quelle “tradizioni religiose” che vengono spesso “stravolte dal veleno dei fondamentalismi”. In tal senso, “la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco”. Un passaggio che suona quasi come una risposta a Vance che lo ha invitato a pensare solo alle questioni morali.
Leone cita ancora Sant’Agostino per ribadire che “coloro che comandano non comandano nella brama del signoreggiare ma nel dovere di provvedere, non nell’orgoglio dell’imporsi, ma nella compassione del premunire”. Infine, l’invito di Leone che suona come un grido di speranza. “È tempo di osare un esame di coscienza e un coraggioso salto di qualità. Istituzioni giuste e credibili diventano pilastri di stabilità”.
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