Lazio

condanne per oltre 60 anni di carcere

Si chiude con una raffica di condanne il primo capitolo giudiziario su uno dei simboli dello spaccio nella periferia est di Roma. Il Gup del Tribunale di Roma ha pronunciato le sentenze di primo grado nell’inchiesta sul sistema criminale che aveva trasformato via Corinaldo, a San Basilio, in una piazza stabile del narcotraffico.

Un verdetto che accoglie integralmente l’impianto accusatorio costruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia, certificando l’esistenza di un’organizzazione strutturata, radicata sul territorio e capace di gestire in modo continuativo lo spaccio.

Il bar simbolo del sistema

Al centro dell’inchiesta il locale di via Corinaldo, noto come il bar della “Coltellata”, per anni considerato il fulcro operativo del gruppo. Un punto di riferimento per la rete di distribuzione, dove si concentravano contatti, ordini e dinamiche interne al sodalizio.

Oggi quel luogo è chiuso, ma per lungo tempo ha rappresentato un simbolo del potere criminale nel quartiere.

Il “metodo” e la rete sul territorio

Le indagini hanno ricostruito un sistema organizzato nei minimi dettagli, basato su gerarchie precise e su un controllo capillare della zona. Non episodi isolati, ma un’attività stabile, quasi “istituzionalizzata”, secondo quanto emerso dagli atti.

Determinante il lavoro investigativo: intercettazioni ambientali e telefoniche, riprese video e servizi di osservazione hanno permesso agli inquirenti di seguire ogni fase del traffico.

Tra gli elementi più rilevanti, anche l’utilizzo di luoghi insospettabili come basi operative. Un circolo bocciofilo, apparentemente destinato ad attività ricreative, sarebbe stato in realtà utilizzato come punto riservato per incontri e decisioni strategiche, lontano dagli occhi della strada.

Le condanne e il prossimo passo

Le pene inflitte colpiscono in particolare i vertici del gruppo, ritenuti responsabili della gestione e del coordinamento della rete di spaccio. Un segnale chiaro della linea adottata dal giudice, che ha riconosciuto la gravità e la continuità delle attività illecite.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Solo allora si aprirà ufficialmente la fase successiva, con le difese pronte a impugnare il verdetto davanti alla Corte d’Appello.

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