Economia

Parte il bando da 700 milioni per portare internet veloce a 1,8 milioni di indirizzi civici

Una toppa da oltre 700 milioni di euro per rimediare a (quasi) tutti i buchi finora accumulati dai piani governativi sulla copertura banda ultra larga dell’Italia. È il bando che il Governo ha lanciato il 9 aprile e che sarà aperto agli operatori fino all’11 maggio.

Sono risorse del Fondo Nazionale per la Connettività, finanziato dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, come annunciato a ottobre 2025.

Di preciso sono 733,4 milioni di euro di contributi pubblici, che potranno coprire fino al 70% delle spese ammissibili sostenute per la realizzazione delle infrastrutture internet fino a 1 gigabit entro il 2030.

Il resto dovrà venire dagli operatori che parteciperanno al bando in questi giorni. L’iniziativa è suddivisa in sette lotti geografici a copertura nazionale. I progetti dovranno garantire il collegamento del maggior numero possibile di civici, secondo i rispettivi progetti di investimento, selezionati all’interno di un perimetro complessivo di circa 1,8 milioni di indirizzi individuati attraverso le attività di mappatura svolte da Infratel Italia su incarico del Dipartimento.

“Interveniamo su una situazione complessa che abbiamo ereditato dai precedenti esecutivi, caratterizzata da ritardi, frammentazione e risorse non pienamente valorizzate” ha dichiarato il sottosegretario all’innovazione tecnologica Alessio Butti, sulla linea di precedenti dichiarazioni rilasciate negli ultimi anni.

Questa è una toppa a cui Butti ha lavorato per anni e che ora prende forma nel bando. “Il Governo Meloni ha rimesso ordine, recuperando fondi e costruendo un modello efficace che destina oltre 700 milioni di euro dove il mercato non arriva, individuando Invitalia come ente attuatore. Negli ultimi tre anni abbiamo fatto passi da gigante per garantire connettività a cittadini e imprese, riducendo davvero i divari territoriali”.

Insomma sta partendo la lunga corsa finale dell’Italia per dare a tutti gli italiani, finalmente e dopo ritardi decennali, internet alla massima qualità.

La coperta è troppo corta

Gli indirizzi civici da coprire, individuati dopo un’intesa attività di mappatura dell’Italia (1.814.121, nelle varie Regioni) non risolvono però tutte le lacune di copertura del Paese. L’ultima mappatura ufficiale del Governo dice infatti che al 2028 avremo 3,87 milioni di civici senza una connessione internet davvero veloce.

È il risultato di diversi flop. Primo, dei piani banda ultra larga finora avviati, che hanno avuto ritardi e in certi casi anche la rinuncia da parte di assegnatari di bando (Open Fiber) a coprire alcuni dei civici previsti. Operazione che si è rivelata più complessa e costosa del previsto, in alcune aree.

Secondo, è un flop anche di sistema perché le mappature sono state oggetto di diverse correzioni. Si sono scoperti, ad esempio, 946mila civici non individuati in precedenza. Per alcuni, inizialmente si pensava che fossero già raggiunti da internet veloce, ma in realtà non lo erano; per altri, non si pensava esistessero e invece avevano residenti. E così via. Nel pasticcio di cifre sono entrati anche civici fantasma, che viceversa pensavamo di dover coprire ma che sono inesistenti. Quelli, per fortuna, sono stati poi rimossi dai piani ma il tutto – insieme alla persistente lentezza burocratica delle amministrazioni pubbliche, lente a concedere agli operatori i permessi per i lavori – ben rappresenta le difficoltà di esecuzione del progetto.

Arriviamo così a quei 3,8 milioni di “buco”, che purtroppo comprende anche civici non ammissibili nel finanziamento pubblico secondo le regole europee. Sono quelli posti a 50 metri o meno da una rete veloce e che quindi non sarebbero in aree di “fallimento di mercato”, dove gli operatori non hanno interesse a investire da soli. E ci rientrano anche quei 749mila dove la mappatura non riesce a stabilire la distanza dalle reti veloci, “in quanto con coordinate di scarsa qualità”, si legge. I problemi del nostro sistema toponomastico colpiscono ancora.

Detto che alcuni operatori hanno dichiarato di voler raggiungere, con propri investimenti, alcuni di quei 3,8 milioni di civici entro il 2030, il risultato di tutte queste somme e sottrazioni sono quegli 1,8 milioni di civici ora oggetto del bando, per il quale si aspettano le candidature degli operatori. Le reti potranno essere fibra ottica o anche wireless, purché di qualità “gigabit”.

Secondo la tabella del Piano, le regioni con più civici ammissibili sono: Toscana 266.269, Emilia Romagna 211.633, Veneto 186.257, Lazio 169.584, Campania 135.792, Lombardia 132.645, Puglia 108.342, Sicilia 109.907, Calabria 92.761.

I 733 milioni arrivano dopo il Fondo nazionale connettività dell’anno scorso, lanciato con parte delle risorse Pnrr di un piano precedente, e la revisione di alcune norme per rendere i meccanismi più flessibili e veloci. Insomma si è fatta esperienza degli errori (e intoppi) passati.

Le incognite restano numerose, a partire dall’esito del bando ricordando che in passato non sempre si sono presentati candidati a realizzare l’internet veloce. Sul punto, fanno sapere da FiberCop che “la storia dell’azienda nella partecipazione di bandi pubblici è di successo, anche in quelli in corso come il Piano Italia 1 Giga e il 5G backaul sia per il rispetto dei tempi che delle risorse economiche. Un’eventuale partecipazione al bando può essere valutata, nel caso sussistano le condizioni”. Altro punto che rimane aperto è quale sia la strategia per coprire quei circa 2 milioni di civici non finanziabili per l’Europa.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »