Calabria

Reggina, occasione persa: a Gela finisce senza gol e la vetta si allontana

GELA – REGGINA 0-0

GELA: Colace 6,5, Argentati 6,5, Giuliano 6,5, Sbuttoni 6,5, Tuccio 6,5, Flores Heatley 6, Cangemi 6,5, Giacomarro 6, Siino 5,5 (1′ st Petta 6,5), Teijo 6,5, Berto 6,5. All. Misiti 6,5.

REGGINA: Lagonigro 6, Giuliodori 6,5, Girasole D. 6, Girasole R. 6,5 (44′ st Guida sv), Distratto 6, Laaribi 6, Fofanà 5,5 (29′ st Salandria 6), Edera 6, Mungo 5,5 (17′ st Palumbo 6), Di Grazia 6 (17′ st Sartore 6), Ferraro 5,5. All. Torrisi 5,5.

ARBITRO: Ambrosino di Torre del Greco 6.

NOTE: Spettatori poco meno di un migliaio. Assenti i tifosi ospiti. Ammoniti: Tuccio, Cangemi e Petta del Gela; Girasole D. della Reggina.

Quando un pareggio fa più danno di una sconfitta. La Reggina, infatti, in stagione ne aveva già perse ben 8 di gare, ma mai, dopo una di quelle 8 sconfitte, si era registrato lo scoramento che, invece, si è vissuto a fine gara al “Vincenzo Presti” di Gela, dopo questo amarissimo pareggio. Sul green dello stadio gelese il team di mister Alfio Torrisi lascia le ultime vere speranze di potere ancora agganciare la vetta della classifica.

Il pareggio della capolista Nissa ad Acireale ed il recupero di mercoledì contro l’Enna, se la Reggina avesse vinto (come tutti i pronostici prevedevano) a Gela, avrebbero permesso all’undici di mister Alfio Torrisi di mettersi seriamente in corsa per il salto in serie C in questo rush finale di campionato. Ed invece, contro una squadra già salva (il Gela) che non era certo animata da particolari motivazioni, oltre ad essere stata decimata in settimana da diversi infortuni (“out” il capitano e faro del centrocampo Maltese, oltre a quasi tutta la batteria di attaccanti quali Aperi, Bollino e Baldeh), la Reggina non è riuscita a cavare un solo ragno dal buco, chiudendo il match con uno squallido nulla di fatto che ha avuto la stessa conseguenza di una sentenza definitiva di condanna senza appello. Mister Torrisi a Gela schiera la stessa identica formazione che nella partita pre-pasquale aveva vinto a Palermo, contro l’Athletic Club.

Assente forzato il solo Barillà, Torrisi lascia in panchina sia Ragusa che Guida ed Adejo. La partita, come da copione, la fa la Reggina, che affida però tutto il suo destino alla corsia sinistra dove agisce Andrea Di Grazia, giustiziere del Gela nella gara di andata al Granillo. L’altra corsia, invece, quella destra dove opera costantemente Edera, è letteralmente lasciata all’abbandono più totale. Come detto, il pallino del gioco staziona in mano, più che altro nei piedi, dei giocatori in casacca amaranto. Ma il possesso palla vicino a percentuali totalitarie non produce granchè dalle parti del guardiapali gelese Colace.

L’azione che apre la gara (siamo al 3′ di gioco) è di una bellezze struggente. Perchè si sviluppa tutta di prima fino ad arrivare a Di Grazia che scaglia un pericoloso fendente che, però, si spegne di poco a lato. Le occasioni veramente meritevoli di arrivare al gol, per la verità, non sono molte. Ma la Reggina staziona nella metà campo del Gela praticamente senza soluzione di continuità. Colace, però, si sporca i guantoni raramente. Perchè ora Rosario Girasole, ora Giuliodori e fino ad Edera hanno ghiotte chance, ma lo specchio della porta non lo centrano mai. Nella ripresa il canovaccio non cambia, ma quando al 22′ Ferraro si divora il più facile dei rigori in movimento, allora si capisce che per la Reggina non c’è trippa per gatti.

L’ultima fase di gara è un autentico “assalto a Forte Apache” da parte della Reggina, ma la porta gelese rimane inviolata e al triplice fischio tutta la rabbia e l’amarezza dell’entourage amaranto si scatena nella maniera più emblematica possibile. Finisce forse davvero a Gela anche l’era-Ballarino alla guida societaria del blasonato club reggino. E in altro articolo spiegheremo il perchè. Ma, intanto, a Gela finisce anche la speranza di tutto il popolo amaranto di vedere la propria squadra del cuore lottare per la promozione in serie C, dopo tre tribolati anni tra i dilettanti.


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