Allarme sicurezza nei cantieri modenesi, “Regole ignorate nel 70% dei casi”

La sicurezza sul lavoro nei cantieri edili di Modena e provincia continua a rappresentare una grave emergenza, con un quadro generale definito del tutto insoddisfacente alla luce del continuo verificarsi di infortuni e tragedie. A lanciare un nuovo e forte campanello d’allarme è la Uil, che attraverso i propri rappresentanti ha deciso di toccare con mano la realtà dei cantieri del territorio, riscontrando una situazione di diffusa irregolarità.
A fornire i numeri esatti di questa criticità è Luigi Ponticelli, coordinatore della Feneal Uil di Modena, la categoria che rappresenta i lavoratori dell’edilizia: “Stiamo attenzionando la situazione con un tour dedicato, solo nell’ultimo mese abbiamo svolto 82 sopralluoghi ed e’ emerso che solo una ventina erano in linea con gli standard normativi, quindi presso i quali i lavoratori utilizzavano i Dispositivi di Protezione Individuale. Inoltre per i lavori che vengono svolti in quota c’e’ ancora molto da fare”.
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Al monitoraggio diretto del sindacato si affianca una crescente consapevolezza civica: sono sempre più numerosi i cittadini che, avendo metabolizzato l’importanza della campagna “Zero Morti sul Lavoro”, inviano foto e video per segnalare condizioni di potenziale pericolo nei cantieri all’aperto. Eppure, questo sforzo collettivo sembra scontrarsi con una preoccupante inerzia operativa. Lo sottolinea Roberto Rinaldi, coordinatore confederale Uil Modena: “Nonostante il grande lavoro istituzionale che stiamo conducendo sul territorio attraverso protocolli ed accordi mirati, abbiamo constatato che c’e’ poca responsabilità da parte di coloro che materialmente dovrebbero tradurre quanto concordato; norme non rispettate, formazione non soddisfacente e pochi controlli rischiano di vanificare gli sforzi e gli intenti per ridurre una piaga che mina la vita degli addetti ai lavoro”.
Di fronte a violazioni delle norme di base che interessano quasi il 70% delle realtà ispezionate, il sindacato respinge la tesi della disattenzione del singolo. Anche se “in qualche caso c’e’ sicuramente negligenza da parte di qualche lavoratore”, i sindacalisti pongono un interrogativo severo alla politica e alle imprese, chiedendosi “se gli accordi sono solo operazioni di cipria oppure appartengono alla visione di qualità del lavoro che, come convenuto deve mettere la vita davanti al profitto”.
La ricetta della Uil per tentare di invertire la rotta passa inevitabilmente per un potenziamento ispettivo, chiamando in causa direttamente gli enti locali. “Una cosa è certa, che servono più controlli da parte degli organi predisposti – insistono i rappresentanti sindacali – e se mancano le risorse umane in quanto il Governo è parzialmente assente, i Comuni scendano in campo e facciano la loro parte, utilizzando magari i poteri organizzativi che hanno in serbo; la formazione deve essere uno strumento di emancipazione morale sia per i datori di lavoro che per i lavoratori”.
L’appello si trasforma infine in una richiesta formale indirizzata al Comune di Modena e alla Provincia, affinché venga attivata una massiccia campagna informativa mirata. I fondi attualmente a bilancio vengono infatti giudicati insufficienti: la richiesta è di aumentarli nel prossimo assestamento, rendendoli stanziali anche per gli anni a venire. “Questa battaglia di civiltà va condotta insieme, ed ognuno deve svolgere realmente la sua parte, di propaganda politica siamo pieni, ora servono fatti prima che succedano altre tragedie”, è l’amara conclusione del sindacato.
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