Veneto

Padova accelera, ma l’adozione resta ancora selettiva


L’intelligenza artificiale sta entrando in modo sempre più concreto negli studi professionali italiani. Avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro iniziano a utilizzare strumenti basati su AI per la ricerca, la redazione di documenti, la sintesi normativa, l’analisi di contratti e l’organizzazione interna dello studio. Anche la provincia di Padova mostra segnali chiari di crescita e interesse, pur in assenza di una survey ufficiale specificamente dedicata al territorio padovano. Secondo Marco Greggio, avvocato padovano fondatore dello studio Greggio-Avvocati d’Impresa, esperto di diritto societario, ristrutturazioni aziendali e studioso delle innovazioni tecnologiche nel mondo dei professionisti, «Padova non è affatto in ritardo rispetto al resto del Paese. Anzi, gli ordini professionali locali e le associazioni di categoria stanno già investendo molto in formazione e aggiornamento sull’intelligenza artificiale».

Avvocati: uso ancora minoritario, ma in forte crescita

Per quanto riguarda la professione forense, il dato più vicino e attendibile per Padova è quello regionale. Secondo il Rapporto sull’Avvocatura 2025 di Censis e Cassa Forense, utilizza strumenti di intelligenza artificiale nelle attività professionali quotidiane il 27,5% degli avvocati italiani, mentre in Veneto la quota sale al 28,6%. «Questo significa che l’adozione è ancora minoritaria – osserva Greggio – ma ormai è uscita dalla fase sperimentale. Oggi quasi un avvocato su tre utilizza già sistemi di AI per attività come ricerca giurisprudenziale, sintesi documentale, redazione di bozze, controllo di testi e organizzazione delle informazioni». Il dato è particolarmente rilevante se si considera che la provincia di Padova conta oltre 3mila avvocati iscritti alla Cassa Forense.

Commercialisti più avanti nell’adozione

Secondo il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, il 34,1% dei commercialisti italiani dichiara di utilizzare molto o abbastanza strumenti di intelligenza artificiale
all’interno del proprio studio professionale. «Il commercialista – ha spiegato Greggio – lavora da anni su flussi documentali, dati, numeri, scadenze e attività ripetitive. Per questo motivo l’intelligenza artificiale si integra molto bene con il lavoro quotidiano dello studio». La stessa indagine prevede che entro i prossimi tre anni quasi il 72% dei commercialisti utilizzerà stabilmente strumenti di AI. In provincia di Padova i commercialisti iscritti all’Ordine sono circa 1.700, il che rende il tema particolarmente rilevante anche sotto il profilo economico e organizzativo.

Consulenti del lavoro: cresce l’interesse per strumenti verticali

Anche tra i consulenti del lavoro l’adozione di strumenti di AI è in forte crescita. «La sensazione è che i consulenti del lavoro possano diventare una delle categorie più rapide nell’adozione dell’AI – ha sottolineato Greggio – perché hanno attività molto standardizzate, ripetitive e fortemente documentali, dove l’intelligenza artificiale può generare risparmi di tempo immediati». Anche il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro si sta muovendo in questa direzione, con il lancio di CLIA, assistente digitale basato su AI dedicato alla categoria.

A Padova cresce la formazione sugli strumenti di AI

Secondo l’avvocato Greggio, il dato più interessante non è solo quello dell’utilizzo effettivo, ma soprattutto quello della formazione. «A Padova si stanno moltiplicando eventi, corsi e percorsi
dedicati all’intelligenza artificiale applicata alle professioni. L’ordine degli Avvocati di Padova ha attivato un percorso specifico sull’AI, così come l’Ordine dei Commercialisti e le associazioni dei
consulenti del lavoro. Questo dimostra che il mercato locale ha capito che il cambiamento non è più rinviabile». Tuttavia v’è un tema della centralità dell’uomo nell’utilizzo degli strumenti di AI. «La maggior parte dei professionisti oggi utilizza l’AI come strumento di supporto, non come sostituzione del professionista. L’ultima parola resta sempre umana. Soprattutto nelle professioni ordinistiche, il tema della responsabilità, della privacy, della deontologia e dell’affidabilità delle informazioni è centrale».

I “sacerdoti della conoscenza”

Sempre nella disamina effettuata da Marco Greggio, uno dei cambiamenti più radicali che l’AI porterà nelle professioni riguarda il venir meno del tradizionale ruolo “sacerdotale” dei professionisti. «Per decenni il valore delle professioni ordinistiche si è fondato su una forte asimmetria informativa. I professionisti erano equiparabili ai sacerdoti: come questi ultimi erano il tramite tra la divinità e i fedeli, così avvocati, commercialisti e consulenti erano i mediatori tra la conoscenza specialistica e imprese o cittadini». Greggio osserva che per molti anni il vero vantaggio competitivo dei professionisti è stato il possesso esclusivo delle informazioni. «Un avvocato conosceva le leggi, un commercialista i bilanci e la tassazione, un consulente la strategia aziendale. Questa conoscenza specialistica costituiva il fossato difensivo del business professionale. Senza il professionista, il cliente non poteva accedere alla conoscenza». Secondo Greggio, questo fossato ha iniziato a prosciugarsi già con internet. «Con l’avvento del web è arrivato il ‘Dottor Google’. Prima di rivolgersi a un professionista, le persone hanno iniziato a cercare da sole le risposte online. Certo, spesso trovando informazioni errate, parziali o decontestualizzate. Ma il monopolio informativo si è incrinato». Oggi, aggiunge Greggio, il fenomeno si sta accelerando ulteriormente con l’intelligenza artificiale. «L’AI prosciuga ancora più rapidamente quel fossato. I large language model possono accedere,​ elaborare e sintetizzare norme, regole fiscali e concetti strategici con una velocità incompatibile con i modelli tradizionali di erogazione dei servizi professionali». Di fronte a questo scenario, Greggio ritiene che gli studi professionali siano arrivati a un bivio. «Le professioni oggi possono scegliere se cavalcare l’innovazione o trincerarsi dietro il fortino del abbiamo sempre fatto così. Ma la verità è che probabilmente non esiste più neppure una vera scelta. Bisogna cambiare per sopravvivere». Secondo Marco Greggio, il cambiamento più importante è che il cliente non chiederà più soltanto informazioni allo studio professionale. «Oggi allo studio si chiede cosa fare. Domani allo studio si chiederà soprattutto di validare, assumere responsabilità, interpretare il contesto e condividere il rischio decisionale». In altre parole, l’AI fornirà una prima risposta operativa direttamente alle imprese, ma resterà necessario il ruolo del professionista per affrontare i casi complessi. «L’impresa continuerà ad avere bisogno di qualcuno che si assuma il rischio, negozi, interpreti il contesto, gestisca conflitti e affronti l’imprevisto. Non ha un grande futuro il professionista inteso come semplice consulente informativo; emergerà invece il professionista come garante decisionale».

Le tre categorie di studi professionali del futuro

L’avvocato Greggio immagina che la trasformazione porterà inevitabilmente a una selezione del mercato e alla nascita di tre grandi categorie di studi professionali. «La prima categoria è quella degli studi ‘Commodity’, ossia gli studi il cui fatturato poggia su pratiche standard e adempimenti ripetitivi, fiscali, lavorativi o amministrativi. Sono i più esposti all’impatto dell’AI, non per mancanza di qualità, ma perché svolgono attività facilmente replicabili». «La seconda categoria è quella degli studi di ‘Validation’. Saranno studi che sopravvivranno validando, certificando e firmando gli output dell’intelligenza artificiale. Diventeranno una sorta di assicurazione professionale. Continueranno a esistere, ma con margini sempre più ridotti e con la necessità di lavorare su grandi volumi». «La terza categoria è quella degli studi ‘Decision’. Sono quelli che non vendono documenti o pareri standardizzati, ma strategia, gestione del rischio, strutturazione di operazioni complesse, governance e negoziazione. Con tutta probabilità saranno i veri vincitori della trasformazione».

L’AI sostituirà l’ordinario, non lo straordinario

Nel concludere la sua disamina l’avvocato Greggio ha riferito come l’adozione dell’intelligenza artificiale non deve essere vista solo come una minaccia, ma anche come un’opportunità per liberare tempo e concentrare il lavoro professionale sulle attività a maggior valore. «L’AI è destinata a sostituire soprattutto le attività ordinarie e ripetitive, ma non quelle straordinarie e strategiche. Empatia, relazioni sociali, pensiero laterale, coscienza e capacità di leggere il contesto restano caratteristiche profondamente umane e difficilmente sostituibili». E la domanda finale, secondo Greggio, non è più se l’intelligenza artificiale sostituirà i professionisti.​ «La vera domanda non è: ‘L’AI prenderà il mio lavoro?’. La vera domanda è: ‘Quali parti del mio lavoro posso cedere all’AI per concentrarmi su ciò che è, e resterà, fondamentalmente umano?».


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »