Materie prime alle stelle, la guerra frena l’edilizia nelle Marche. Aumenti a doppia cifra per acciaio, bitume, gasolio e calcestruzzo
ANCONA Il bitume è passato in poche settimane da 350 a 800 euro a tonnellata, l’acciaio da ponte da 2,5 a 3,2 euro al chilo. La crisi internazionale è arrivata anche nei cantieri. Le tensioni sui mercati energetici legati al conflitto in Iran stanno producendo effetti tanto sui costi quanto nell’approvvigionamento delle materie prime. Criticità che si ripercuotono direttamente su sostenibilità economica e tempi di consegna di un cantiere.

Il nodo
Con lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi del commercio mondiale di petrolio, chiuso al traffico. Il gasolio è schizzato alle stelle e di riflesso anche i costi dei trasporti e dell’import. Non solo. Dall’inizio del guerra, 28 febbraio scorso, sono state poco più di un centinaio le navi che sono riuscite ad attraversare i confini del Golfo, a fronte di un centinaio al giorno prima del conflitto. La Grande Torino, battente bandiera italiana, è ferma al largo di Abu Dhabi da 40 giorni. Per le imprese edili non esiste più garanzia degli approvvigionamenti. E quando i materiali arrivano, lo fanno a costi sensibilmente più elevati rispetto a quelli previsti nei ordine e nei contratti di appalto.
Il bitume, fondamentale per le opere di asfaltatura che prederanno il via nella bella stazione che sta per arrivare, è raddoppiato. Il prezzo del Pvc, una delle materie plastiche più usate in cantieristica, ha subito in rialzo del +30%: passando da 18 euro al metro cubo a 24 per le tubazioni e da 93 euro al metro cubo a 108 per gli infissi. Ma gli aumenti non riguardano soltanto i derivati del petrolio (il gasolio da autotrazione è passato da 1,7 a 2,10 euro al litro). Il prezzo del calcestruzzo che in condizioni ordinarie si colloca tra 110 e 140 euro al metro cubo, ha registrato incrementi fino al 30%, con valori che si attestano intorno ai 140-145 euro al metro cubo. Il legno per infissi da 260 a 290 euro al metro cubo e quello da carpenteria da 580 a 650 euro al metro cubo. In un contesto in cui il prezzario regionale, utilizzato come base per la definizione degli appalti, viene aggiornato con cadenza annuale, le variazioni dei mercati «erodono drasticamente la fiducia degli operatori e i margini operativi». È l’allarme lanciato da Anaepa Confartigianato Edilizia Marche.
I rischi
I contratti, infatti, vengono sottoscritti su prezzi definiti in una fase precedente e restano vincolanti per tutta la durata dei lavori. Nei rapporti tra privati questo squilibrio è ancora più evidente: i costruttori sono chiamati a rispettare condizioni economiche che nel frattempo sono cambiate.
Rinegoziarle è difficile e spesso il rischio è dover lavorare in perdita. Negli appalti pubblici esistono meccanismi di compensazione, pensati dal Governo dopo la crisi post Covid, ma non sempre riescono a tenere il passo della rapidità con cui si muovono i mercati. Il risultato è che, anche quando sono previste tutele, le imprese si trovano comunque a operare in un contesto di forte incertezza, con margini ridotti e difficoltà nella gestione dei costi.
A complicare ulteriormente il quadro sono i tempi di consegna. La difficoltà di reperire i materiali comporta ritardi nelle lavorazioni e mette a rischio il rispetto delle scadenze, soprattutto nei cantieri pubblici, come quelli del Pnrr e della ricostruzione post-sisma- dove i cronoprogrammi sono vincolanti e spesso accompagnati da penali. «Insieme alla Cna nazionale – ha detto il presidente regionale Giampiero Cardinali – abbiamo diffuso un appello, affinché la questione venga affrontata a livello europeo. Solo così la situazione può sbloccarsi, ma deve essere fatto al più presto».




