La Dda chiede condanne più dure per il clan di Rocca di Neto, definitiva l’assoluzione del neomelodico
Chieste 14 condanne più dure per i clan di Rocca di Neto, diventano definitive 8 assoluzioni tra cui quella del neomelodico.
ROCCA DI NETO – Il pm Pasquale Mandolfino chiede pene più alte per i 14 imputati condannati nel processo alla cosca Comito-Corigliano, quella che da Rocca di Neto avrebbe allungato i suoi tentacoli fino a Manhattan. Diventano definitive le assoluzioni per altri otto imputati, tra cui quella per il cantante neomelodico Salvatore Benincasa. L’accusa non ha impugnato questa parte della sentenza. In particolare, il pm Antimafia motiva la sua richiesta con la necessità di esclusione del vincolo della continuazione tra il reato associativo mafioso e delle circostanze attenuanti generiche.
L’APPELLO DEL PM
Le condotte degli imputati, peraltro recidivi, dimostrerebbero abitualità a delinquere e non può essere applicato il minimo della pena. Si va dalla disponibilità di armi con sistema di precisione, che secondo il pm denota la consapevolezza di agire per un gruppo criminale organizzato, al pedinamento delle vittime di estorsione. L’episodio forse più lampante riguarda l’imputato Fortunato Barone, che, nella sala della polizia, dove era stato portato per un controllo, «discuteva amabilmente» con un complice della necessità di non farsi intercettare, dimostrando «nervi saldi» e consapevolezza di «rischiare molto».
In termine di quantificazione della pena, è soprattutto nei confronti di Umberto Comito che la Dda di Catanzaro ritiene che il Tribunale penale di Crotone non abbia fatto un calcolo congruo. La pena nel minimo, a 16 anni di reclusione, sempre secondo la Dda, non può essere applicata al presunto collettore delle tangenti, “onnipresente” nelle intercettazioni relative al filone investigativo delle estorsioni attribuite alla cosca. Per lui il pm chiede 30 anni.
VITTIME TERRORIZZATE
Quanto al ruolo del presunto boss Pietro Corigliano, la Dda, oltre ai notevoli proventi delle estorsioni, rileva lo stato di «terribile prostrazione delle vittime» e tutta una serie di elementi che non giustificherebbero la concessione di attenuanti generiche. «Ogni fine mese bisogna pagare», diceva il presunto boss della Valle del Neto all’imprenditrice Carmela Sanguedolce, titolare della nota clinica urologica Romolo Hospital di Rocca di Neto. Trent’anni di carcere la richiesta anche per Pietro Corigliano. Pena più alta di quella inflitta, a 20 anni e 7 mesi, anche quella proposta per il boss alleato Domenico Megna, capobastone di Papanice.
L’INCHIESTA
L’inchiesta avrebbe accertato l’operatività della cosca nella Valle del Neto. Tra le vittime, come abbiamo visto, i titolari della clinica Romolo Hospital, costretti a versare un pizzo mensile di duemila euro. Le mazzette erano mascherate sotto forma di cornetti da consegnare in quanto un gruppo di dipendenti della clinica avrebbe avvisato gli esattori del clan quando appunto cornetti e caffè erano “disponibili”. Dal processo sarebbero emerse le responsabilità di Pietro Corigliano quale titolare del bar, della moglie Patrizia Cundari che riceveva gli ordini, dei cugini omonimi Luigi Corigliano e degli altri componenti dell’associazione mafiosa quali partecipanti alla ripartizione dei proventi. Luce sarebbe stata fatta anche su reati in materia di armi e traffici di stupefacenti. Un altro gruppo di imputati è stato condannato nel troncone processuale svoltosi col rito abbreviato.
LEGGI ANCHE: Clan della Valle del Neto, l’inchiesta partì da una segnalazione del FBI
IL PROCESSO
Il processo di secondo grado, davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro, è fissato per il prossimo 20 maggio. L’avviso di notifica è stato fatto all’Avvocatura regionale e a quella dello Stato, per le parti civili Regione e ministro dell’Interno, e ai difensori. Tra questi sono impegnati nel processo gli avvocati Nuccio Barbuto, Vincenzo Cardone, Luca Cianferoni, Lorena Corasaniti, Vittorio Gangale, Antonio Ierardi, Giovanni Mauro, Mario Nigro, Pietro Pitari, Sergio Rotundo, Gianni Russano, Tiziano Saporito, Domenico Sirianni.
LE RICHIESTE
Ma ecco le richieste della Dda di Catanzaro posizione per posizione (in parentesi le decisioni di primo grado).
- Domenico Barbaro, di 35 anni, di Rocca di Neto: 5 anni e 6 mesi (3 anni).
- Rosario Barberio (40), di Scandale: 7 anni (4 anni).
- Fortunato Barone (56), di Rocca di Neto: 10 anni (8 anni).
- Francesco Comito (35), di Rocca di Neto: 5 anni (3 anni e 4 mesi).
- Umberto Comito (58), di Rocca di Neto: 30 anni (16 anni).
- Luigi Corigliano (31), di Rocca di Neto: 11 anni (9 anni).
- Pietro Corigliano (58), di Rocca di Neto: 30 anni (19 anni).
- Patrizia Cundari (61), di Rocca di Neto: 10 anni (6 anni e 10 mesi).
- Pietro Marangolo (47), di Rocca di Neto: 30 anni (18 anni).
- Pantaleone Marino (66), di Rocca di Neto: 16 anni (30 anni).
- Giuseppe Martino Zito (54), di Rocca di Neto: 21 anni (11 anni).
- Mattia Lagani (23), di Rocca di Neto: 5 anni (4 anni e 6 mesi).
- Donatello Mancuso (35), di Strongoli: 10 anni (7 anni).
- Domenico Megna (76), di Crotone: 20 anni e 7 mesi (14 anni e 6 mesi).
Source link



