Lazio

Stranezze di città, in bici nel parco di Tor Tre Teste

Ogni sasso del parco del Tor Tre Teste e dell’aria limitrofa nasconde una sorpresa. Pedalo e sono seduto sul mio sellino, osservo le tante bruttezze del parco di periferia che chiedono “perdono”. Con gli occhi cerco le cose belle o brutte sotto ogni sasso del nostro parco di periferia, purtroppo le cose negative sono maggiori di quelle positive  

Nell’ex parcheggio sterrato di via del Pergolato è sempre presente il “veleno”degli scarti di gomma, di plastica e di laterizi di appartamento.

Nelle settimane passate hanno anche dato fuoco ad una parte dei rifiuti non riciclabili e residui di mobilio, l’erbaccia spontanea che abbonda nello spiazzo è ora bruciata.

In bella mostra ci sono anche gli interni di un auto, smontati e abbandonati sullo sterrato. 

Passa un anziano e ride, non sente il “disagio che crea il degrado ambientale vicino casa sua.

Mi dirigo verso la strada asfaltata di via del Pergolato e vedo un cancello di ferro, è chiuso da una catena e un lucchetto. Qualcuno si ferma e prova ad aprirlo.

Mi hanno raccontato che i proprietari dell’area privata dello spiazzo sterrato l’hanno fatto istallare e hanno anche affisso un cartello con su scritto “divieto di acceso, ingresso riservato solo per i campi. Il cancello può essere chiuso in qualsiasi momento”.

Continuo a pedalare, sono comodo sul mio sellino ed esco da quel brutto spiazzo che chiede “scusa” ai cittadini per l’incuria, l’insicurezza e la cattiva gestione del territorio.

Non ci passavo dallo scorso autunno sulla strada sterrata che porta di fronte al Giardino dei Demar in via Davide  Campari.

I runner “de’ na vorta hanno nominato quel tratto del parco di Tor Tre Teste, non molto frequentato, “la lingua”.

In quella piccola oasi dove non è presente il cemento e l’asfalto, tra via Lepetit e via Gadola, ho trovato disordine e degrado per un grosso albero caduto sulla cancellata di un condominio. 

“Effetto del forte vento e di una pianta trascurata”, spiegherà il servizio giardini del Comune. 

Lasciare in terra tronco e rami dentro una “rete pollaio, esteticamente invadente e poco integrata nel paesaggio del parco di periferia, non è bella da vedere anche se si è stanchi o si guarda con superficialità.

Tra una pedalata e l’altra  arrivo all’entrata del parco di Tor Tre Teste di via Onorato Ardoino e vedo in viale Achille Serrao (purtroppo ancora senza targa), il “nasone” che è davanti agli orti urbani. E’ rimasto senza il cannello liscio in ferro che i “nasoni” superstiti dovrebbero avere.  

La mancanza della classica forma a “naso” del tubo non permetterà ai frequentatori del parco di bere tappando il foro principale e facendo zampillare l’acqua dal forellino superiore.

Anni fa c’era un altro “nasone” romano in ghisa cilindrica, era posizionato su una base di marmo, per dare un tocco più elegante al parco di periferia, nei pressi del campo di basket e vicino all’anfiteatro del parco di Tor Tre Teste.  

La ghisa cilindrica del “nasone” non c’e’più ed è rimasta la sola base di marmo….. nascosta tra l’erbaccia spontanea.

Gli allenatori, i ragazzi e i bambini che si stavano allenando mi hanno visto fotografare, mi hanno chiesto perché lo facessi, poi hanno chiesto ad Abitare A Roma il favore di “intervenire” presso il Comune e il Municipio V per riavere il “nasone” e  …… l’acqua che non hanno più da anni.

Cara Pubblica Amministrazione, in primis Comune di Roma, Assessorato all’Ambiente, i parchi comunali, anche nelle aree periferiche dovrebbero fungere da luoghi di comunità e aggregazione sociale, qui nel nostro parco di periferia si evidenzia solo una carenza nella gestione degli spazi verdi e nella manutenzione del territorio circostante.

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