>ANSA-INTERVISTA/ L’ex sfidante di Orban, ‘il premier rischia la fine di Assad’ – Altre news
(dell’inviata Valentina Brini)
“Viktor Orban non concederà
facilmente la vittoria: la posta in gioco è troppo alta. Il
livello di corruzione è tale che molti, lui compreso, la sua
famiglia e i suoi ministri, rischierebbero la prigione. Non ci
sarà un golpe, ma non è escluso vedere scene come quelle di
Assad in fuga verso Mosca”. C’è stato un momento in cui il volto
della sfida all’uomo forte di Budapest aveva i lineamenti di un
altro Peter. Sindaco di provincia, outsider, cattolico
conservatore ma anti-sistema: quattro anni fa, Peter Marki-Zay
cercò di ricomporre un’opposizione frammentata. Con il suo Uniti
per l’Ungheria guidò la coalizione antagonista fino a ottenere
il 35% dei consensi. Troppo poco per scalzare il premier. Oggi
guarda la partita da bordocampo, ma con fiducia rinnovata. “La
maggioranza degli ungheresi vuole il cambiamento, soprattutto i
giovani – spiega in un’intervista all’ANSA -. E anche dentro le
forze armate e la polizia cresce la vicinanza all’opposizione”.
Figura di riferimento a Hodmezovasarhely – 45mila abitanti
nella pianura meridionale ungherese – ben prima della sfida a
Orban alle ultime politiche, Marki-Zay ha letto in anticipo la
nuova fase. È stato il primo a scommettere su Peter Magyar, il
nuovo rivale del premier, rinunciando a correre per convogliare
su di lui il consenso necessario a incrinare oltre tre lustri di
dominio del “sistema Fidesz”. “Magyar è un surfista migliore di
me, senza dubbio. Ma, ancora più importante, cavalca onde molto,
molto più grandi”, osserva, ricordando che quando toccò a lui
“era oggettivamente impossibile battere Orban”. Non soltanto per
gli errori e le divisioni interne (“C’erano traditori tra noi e
alcuni alleati erano così impopolari da diventare un peso”), ma
per un sistema profondamente sbilanciato. “Io ho avuto cinque
minuti sulla tv pubblica. Cinque minuti in quattro anni. Alle 8
del mattino, di mercoledì. Solo quello. Per il resto –
sottolinea – Orban parlava senza contraddittorio”. Le risorse,
denuncia, erano altrettanto asimmetriche: “Noi abbiamo raccolto
circa 6 milioni di euro. Loro spendevano cento volte tanto.
Potevamo usare 2.500 cartelloni, loro 25.000″. E poi la macchina
del consenso: “Quattro anni fa Fidesz aveva ancora la
maggioranza del Paese e la propaganda funzionava. Moltissime
persone ci credevano”.
Economia, demografia e informazione sono “le tre grandi onde”
che, nella sua visione, hanno cambiato il quadro. “In cinque
anni non c’è stata crescita. Al contrario, siamo entrati in
crisi anche a seguito del congelamento dei fondi Ue. Questo ha
inciso sulla popolarità di Orban. I giovani, per l’80-90%, sono
contro Fidesz. E sempre più persone si informano sui social: lo
stop alla pubblicità politica da parte delle grandi piattaforme
del tech come Google e YouTube ha ridotto il vantaggio del
governo”. Uno spazio nel quale si è potuto muovere Magyar che,
sottolinea Marki-Zay, “ha avuto più tempo, non porta il peso
della vecchia opposizione e ha lavorato bene nelle aree rurali”.
La sfida resta però ad altissima tensione, con l’incognita
del giorno dopo. “Il voto non sarà libero né equo”, avverte l’ex
leader dell’opposizione, accusando il premier di “agire per
conto di Vladimir Putin”. Se dovesse vincere ancora, aggiunge,
“il futuro dell’Ungheria in Europa sarebbe finito”. Eppure,
dalla sua prospettiva, si è aperto un varco: “Non vediamo che
Fidesz possa imbrogliare fino a soffocare i rivali. Ora sembra
possibile battere Orban nel suo stesso sistema”. “Può ancora
succedere di tutto”, ma, a pochi giorni dal voto, chi ci è già
passato può dare soltanto un consiglio al nuovo Peter: “Non
mandare tutto all’aria”.
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