Liguria

Da solo nella Foresta Amazzonica senz’acqua né cibo, l’impresa del ligure Daniele Zingaro: “E’ il premio della mia vita”

Genova. Prima dovrà costruirsi un riparo, poi trovare una fonte d’acqua (e filtrarla) e infine procacciarsi da mangiare pescando, andando a caccia o raccogliendo tutto ciò che di commestibile incontrerà sul suo cammino. Perché il suo obiettivo è uno e uno soltanto: dopo un anno pieno di difficoltà, realizzare un sogno e dimostrare a se stesso di essere in grado sopravvivere per 15 giorni nella Foresta Amazzonica brasiliana senza alcun tipo di attrezzatura, ma solo con un machete, le sue conoscenze e la sua forza mentale. E’ questa l’impresa a cui andrà incontro il 30enne loanese Daniele Zingaro, da sempre appassionato di avventura e ora pronto a vivere l’esperienza definitiva, un’avventura estrema in uno dei luoghi più pericolosi ed inospitali del mondo.

Che la sua vita sia da sempre contraddistinta da un certo spirito ardimentoso lo testimonia già la sua professione: Daniele, infatti, è un sommozzatore specializzato in attività di manutenzione subacquea, attività di ricerca e recupero e molto altro. Andare in Amazzonia è un sogno che porta con sé fin da piccolo e alimentato da film, libri e ogni altro genere di “finestra narrativa” a cui un bimbo possa affacciarsi per scoprire il mondo: “Negli anni mi sono preparato a fondo per questa impresaspiega a IVG in questa intervista – Ho sempre fatto campo. Ho vissuto un’esperienza simile in Sri Lanka, nei boschi alpini, sono stato sei mesi in Sud Africa e ho un background anche in ambito militare. Negli ultimi mesi ho viaggiato tanto: sono stato in Yucatan, ho esplorato tutte le foreste delle Hawaii (e vissuto in prima persona una delle eruzioni vulcaniche più belle del Kilauea). Andare in Amazzonia è sempre stato il mio sogno e ora voglio realizzarlo. Quest’anno, purtroppo, la vita mi ha portato alcuni problemi di salute, un intervento, oltre ad altri problemi nella vita privata e lutti… Senza contare ciò che sta succedendo un po’ ovunque nel mondo. Insomma, tanta negatività. Ho toccato il fondo e ora voglio risalire”.

Daniele Zingaro Loano

Daniele porterà con sé solo uno zaino contenente un solo ricambio, un kit di primo soccorso per ogni eventuale emergenza (perché “c’è limite sottile tra estremo e stupidità”, ci tiene a precisare Daniele), un acciarino, filo e amo da pesca, una bussola e sul posto si procurerà un machete, essenziale per sopravvivere e costruire. A ciò vanno aggiunte le sue conoscenze ed esperienze, maturate studiando libri e manuali, documentandosi online e costruendo una forma mentis adatta, basata sul rispetto di precisi protocolli di sopravvivenza. Senza dimentica spirito d’adattamento e capacità d’improvvisazione.  Insomma, quello che Daniele stesso definisce “il minimo necessario per sopravvivere in una condizione estrema. E’ anche per questo motivo che voglio vivere questa esperienza: per testare le mie competenze. Fisicamente non sono del tutto pronto, lo ammetto, ma sarà la mente a guidarmi”.

Ogni altro “comfort” è precluso: “Ritengo necessario riconnettersi con la natura e la mancanza di comfort ci obbliga a fare proprio questo – sottolinea – Non esiste un modo migliore, a maggior ragione in un luogo estremo e pericoloso come la Foresta Amazzonica. Molte persone hanno vissuto la mia stessa esperienza, ma in modo molto meno minimalista. Io ho eliminato tutto il superfluo: sarò meno equipaggiato, ma con più esperienza pratica”.

A parte una versione “più facile” e più confortevole che le realtà locali propongono ai turisti, infatti, ciò a cui andrà incontro Daniele è stato vissuto da poche centinaia di persone: “Negli anni si sono verificati disastri aerei o casi di perdita dell’orientamento che hanno costretto persone a sopravvivere da sole nella giungla anche per molte decine di giorni. Io cercherò di ricostruire qualcosa del genere, con un’attrezzatura minima e condizioni molto simili. In più, essendo la riserva in parte inesplorata, proverò a spostarmi il più possibile all’interno delle aree sconosciute. Ben consapevole che i pericoli possono arrivare da ogni parte”.

Daniele Zingaro Loano

L’avventura inizierà il 5 maggio, quando Daniele raggiungerà il Brasile in aereo. Il giorno dopo, grazie ad una particolare autorizzazione fluviale, raggiungerà in barca il cuore della Foresta Amazzonica: “Sarò all’interno di una riserva naturale in parte inesplorata. Il mio primo obiettivo sarà stare bene: per prima cosa costruirò un riparo, poi dovrò trovare una fonte d’acqua da filtrare e dedicarmi alla caccia e alla pesca (o alla raccolta di ciò che cresce lì spontaneamente) per sopravvivere. L’Amazzonia è l’ambiente più estremo del mondo, ma offre anche un sacco di opportunità”.

Daniele è ben consapevole dei rischi: “I pericolo possono arrivare da ogni parte. Anche per questo ho programmato un piano di evacuazione molto preciso. Dopo i primi dieci giorni, chi mi ha accompagnato in barca verrà a controllare le mie condizioni. Se potrò continuare, resterò ancora cinque giorni, altrimenti scatteranno i soccorsi: il mio appoggio avrà connessione Gps con la comunità più vicina da cui, nel caso, partiranno i soccorsi”.

Per almeno dieci giorni, dunque, Daniele resterà completamente da solo: “Questa sarà la sfida più grossa: stare solo con me stesso. Anche se sarò connesso con la natura, vivrò la solitudine a livello umano. La mia ‘paura’, se così vogliamo chiamarla, è stare da solo coi miei pensieri, superarli e restare lucido e concentrato su ciò che devo fare per sopravvivere. Ovviamente non posso sapere come andranno le cose. In questi contesti estremi il ‘se’ è sempre dietro l’angolo. Un esempio: qualche giorno fa alcuni amici hanno partecipato ad una spedizione su un ghiacciaio in Islanda; la prima notte sono stati costretti a chiamare i soccorsi per una bufera che li ha messi in seria difficoltà. Io so che in Amazzonia i pericoli possono arrivare dall’ambiente, dagli animali, da una qualsiasi cosa che va storta. Ma il pensiero dei miei cari, dei miei amici e di una persona in particolare a cui tengo tantissimo mi terrà concentrato e coi piedi per terra: non posso tornare avendo fallito, lo devo fare per loro”.

Daniele Zingaro Loano

Essendo (ovviamente) la zona totalmente isolata, dopo l’inizio della sua avventura non ci sarà alcun modo di mettersi in contatto con Daniele. Per conoscere l’esito della sua impresa, dunque, occorrerà attendere prima il suo ritorno “alla civiltà” e alle connessioni internet, previste per la fine di maggio e poi quello a a Loano, previsto per giugno.

Daniele, tuttavia, documenterà la sua impresa con una action camera ed una fotocamera. L’obiettivo è realizzare un piccolo documentario “con gli highlights del viaggio, indicazioni sulle principali manovre da realizzare nei campi nei casi di emergenza estrema e per gestire situazioni e necessità di ogni giorno” e un manuale di sopravvivenza: “Ho già preparato una prima bozza con le informazioni acquisite durante i miei viaggi e le mie avventure. Subito dopo l’Amazzonia, sto già progettando un’esperienza su un ghiacciaio in Patagonia, nella Terra del Fuoco: desidero esplorare i ghiacciai ‘alla fine del mondo’. Nel manuale vorrei inserire tutto ciò che ho imparato in questi momenti. L’obiettivo dei miei viaggi non è solo vivere qualcosa ‘per me’ ma anche fare qualcosa che possa essere utile agli altri. E visto che manca, ho pensato di scrivere questa specie di manuale. Per condividere con tutti utili informazioni su come sopravvivere in certi ambienti estremi e dimostrare che, con la giusta forma mentale, è possibile farlo”.

Il suo progetto ha anche un fine sociale: “Tutto il ricavato, se ci sarà un ricavato, andrà a favore della ricerca contro il cancro. Anche questo fa parte della mia missione”.

Insomma, quella di Daniele non è una vacanza, ma una vera e propria impresa. A cui si è preparato per tutta la vita, fisicamente e mentalmente e accumulando tutta l’esperienza necessaria. Con un solo obiettivo: “Voglio mettere alla prova me stesso. Questo viaggio è il premio della mia vita”.




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