Flea – Honora | Indie For Bunnies
Il folletto pazzo ma geniale dei Red Hot Chili Peppers arriva al traguardo tanto atteso del suo primo lavoro discografico solista. Cosa avrà mai tirato fuori dal suo cilindro questo effervescente e spumeggiante prestigiatore?

I sostenitori del bassista più folle che ci sia in circolazione e sulla piazza musicale, che risponde al nome di Flea, forse rimarranno disorientati dal suo primo album solista, che rappresenta una vera e propria ed inaspettata sorpresa rispetto all’energia funky e rock ’n’ roll che per anni lo ha reso celebre. Non c’è in realtà da stupirsi più di tanto, poichè secondo recenti interviste da lui stesso tenute nell’arco degli scorsi mesi sembra proprio che la sua passione da giovanissimo è stata il jazz con tutte le varianti che di conseguenza e a stretto giro ne conseguono.
Affiancato da un Parterre De Roi di primissima scelta come il produttore e sassofonista Josh Johnson, il chitarrista Jeff Parker, la bassista Anna Butterss e il batterista Deantoni Parks, l’illustrissimo Flea sforna un album solista assolutamente sorprendente, magico, sfavillante, intriso di ritmiche jazz-funk-bebop che fanno gridare al capolavoro!
Si parte da un intro mistico e di tensione come “Golden Wingship” per poi entrare subito a gamba tesa nelle orecchie dell’ascoltatore tipo dei Red Hot Chili Peppers che non si aspetterebbe affatto ritmica e musicalità di questo genere. Il brano “A Plea” funge appunto da apripista al pensiero comune del disco che ha attanagliato la mente del nostro amato fautore per tutti i mesi della sua gestazione.
Con “Traffic Lights” (che vede ospite un onirico Thom Yorke come ai migliori tempi dei Radiohead) prosegue il viaggio senza sosta e soluzione di tempo, immersi con la mente in una scorribanda notturna acciecati da luci distopiche e stroboscopiche. Un gran bel trip, non c’è che dire!
Ma il vero gioiello dell’album è la perla “Frailed”, ovvero 10 minuti e passa di sali e scendi emozionali che ci incantano, ci abbagliano, ci ammaliano, ci estasiano, ci indispettiscono perchè no, ma in fin dei conti ci lasciano a fine brano tramortiti piacevolmente consci del fatto che siamo stati resi partecipi di un’esplosione di musica senza uguali nel mondo.
Sorprendente anche “Wichita Lineman”, dove fa la sua irruzione il sempreverde Nick Cave e ci incanta come non mai.
“Morning Cry” e “Thinkin Bou You” sono altri episodi felicissimi del disco.
Di sicuro sarà uno dei migliori lavori discografici di questo faticoso e tormentato Anno Domini 2026.
Complimentissimi!!!
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