Nouvelle Vague, siamo davanti a uno dei Linklater migliori di sempre
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Sembra Godard ma è Linklater. Nel suo ultimo film, âNouvelle Vagueâ il regista americano realizza una ricostruzione della genesi e della realizzazione del film che ha diviso la storia del cinema in due parti, quella dellââInnocenzaâ e quella del âdisincantoâ.
Naturalmente sono molto tranchant ma se Godard non fu il primo regista della nuova onda francese, di certo fu il piĂš radicale. In âFino allâultimo respiroâ (A bout de souffle,1960), il piĂš cinico dei giovani turchi francesi, nati dalle pagine della rivista baziniana âCahiers du cinemaâ, il meccanismo della settima arte viene smontato, messo in cortocircuito creando uno iato tra un prima e un dopo (forse) insanabile.
âNouvelle vagueâ, lâomaggio di Linklater a quel preciso istante in cui il cinema divenne manifestamente cosciente di se stesso, è un quasi mockumentary. Che la sostanza dei fatti sia oggettiva non câè dubbio; sul come tra le pieghe dei giorni, i pochissimi giorni messi a disposizione dal produttore del film di Godard, Georges de Beauregard, abbiamo invece tutta una serie di invenzioni che nulla hanno a che fare con i fatti reali.
Ma a Richard Linklater interessa una cosa sola, come in molti altri suoi film; mettere in scena il momento aureo della gioventĂš, quello in cui i giochi si fanno maturi e dopo di questi giunge âLâora dâoroâ per i personaggi. In âNouvelle vagueâ il racconto è tonificato da una grande leggerezza e da quello spirito incosciente che è presente nei migliori lavori del regista di âBoyhoodâ, âSlackerâ, âTutti vogliono qualcosaâ.
Câè un Godard piccato di essere lâunico critoco dei Cahiers a non aver ancora girato un film; abbiamo un Belmondo spirito libero che si divide tra la carriera pugilistica e quella artistica che ancora non sboccia. Arriva una giovane diva americana che finisce, come molti attori americani anche oggi, in un altro paese, dentro un altro cinema e deve confrontarsi con un universo sconosciuto che la attrae e respimge.
Il film è girato in un bianco e nero dâepoca che però non è mai stucchevole; addirittura abbiamo i famosi âbolliâ, i cerchietti che venivano impressi sugli ultimi fotogrammi di una bobina e che anticipavano gli otto secondi precedenti la giunta della bobina seguente (io che sono un operatore cinematografico patentato li ricordo come croce e delizia).
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La ricostruzione delle scene del film originali è perfetta; possiamo davvero credere che siano dei making of plausibili, per via delle inquadrature e dei movimenti plausibili. Solo che questi significanti fondamentali che si vedono marciare diritti (dritti nella loro stortezza) durante âFino allâultimo respiroâ, assumono un significato del tutto peculiare una volta estratti dal corpo dâopera.
Diventano IL film di Linklater, diventano la gioventĂš, diventano lâironica e affettuosa elegia di un modo di buttarsi nel fare che se non è nostalgica sicuramente è moto cara al regista americano, anchâesso sperimentatore di generi e linguaggi. Un film che è anche dichiarazione dâamore ma che, nel ritrarre un (im)possibile âda farsiâ ci parla di come deve essere il cinema migliore.
Eccellenti i protagonisti, un cast tutto francese se si esclude la fedele, per Linklater, Zoey Deutch che interpreta con mirabile somiglianza la indimenticata e sfortunata Jean Seberg. CosĂŹ come perfetto è il coro di presenze illustri messe in scena nel film, da Jean Pierre Melville a Robert Bresson sino a François Truffaut, Agnes Varda, Suzanne Schiffmann che appaiono come fugaci folletti nellâincoraggiare il preoccupato ma altrettanto audace Godard, tardo ma imprescindibile frutto di una stagione culturale nel pieno rigoglio.
Sostanziosa la presenza del direttore della fotografia di Godard, Raoul Coutard (interpretato da Mathieu Pechinat), il quale, dato che era un ex reporter cinematografico di guerra, ci ricorda che âFino allâultimo respiroâ fu anche il film figlio della perdita globale dellâinnocenza post seconda guerra mondiale e che non poteva non essere fatto e messo in circolazione cosĂŹ comâè e cioè un film âbruttoâ. Insomma, siamo davanti a uno dei Linklater migliori di sempre, non perdetelo.
NOUVELLE VAGUE
2025, Francia
Regia: Richard Linklater
Con: Guillaume Marbeck, Zoey Deusch, Aubry Doullin, Mathieu Pechinat
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