Il flop delle difese aeree iraniane e le perdite dei caccia Usa: i numeri che svelano l’andamento della guerra
A un mese dall’inizio del conflitto nel Golfo Persico, è possibile effettuare una prima stima dell’andamento della guerra aerea in base alle perdite subite dalle forze statunitensi e israeliane paragonandole a quelle della coalizione durante la Prima Guerra del Golfo nel 1991.
Le perdite note
L’U.S. Air Force ha perduto tre cacciabombardieri F-15E per fuoco amico, 12 UCAV (Unmanned Combat Air Vehicle) tipo MQ-9 “Reaper”, un elicottero UH-60 per attacco di drone kamikaze e un’aerocisterna KC-135 per collisione in volo. Una seconda aerocisterna ha subito danni durante la collisione ma è riuscita ad atterrare. Altri sei KC-135 sono stati danneggiati a terra da attacchi missilistici, mentre un numero imprecisato di questi velivoli (insieme probabilmente a un AWACS E-3 “Sentry”) è stato danneggiato o distrutto da un attacco iraniano con missili balistici effettuato il 27 marzo. Infine, un cacciabombardiere stealth F-35A è stato danneggiato durante un’azione nei cieli dell’Iran, ma è potuto atterrare in territorio amico senza conseguenze. Di queste perdite, sono imputabili a fuoco antiaereo nemico solo i 12 MQ-9 perduti e il danneggiamento dell’F-35A, mentre le restanti sono dovute ad attacchi di missili balistici, droni kamikaze o fuoco amico.
Dal lato israeliano, non si lamentano perdite di cacciabombardieri sebbene l’Iran rivendichi di aver colpito un F-16 con un SAM (Surface to Air Missile) imprecisato, ma l’aviazione di Tel Aviv ha perduto circa 15 droni di vario tipo nei cieli iraniani per diretta reazione delle difese aeree. Da questa lista sono stati escluse le perdite a terra di assetti di altri Paesi non belligeranti, come l’Italia che ha perso un drone MQ-9 in un attacco iraniano sulla base kuwaitiana di al-Salem che potrebbe aver danneggiato anche due Eurofighter Typhoon. Complessivamente, la reazione delle difese aeree iraniane ha quindi abbattuto 27 droni, e ha danneggiato solo due cacciabombardieri, considerando come tale l’F-16 israeliano sebbene non vi siano prove certe a riguardo.
Bisogna considerare che il conflitto è ancora aperto, e che pertanto le comunicazioni ufficiali sono viziate da propaganda o sottoposte a censura, però è interessante notare che l’Iran, in quattro settimane, ha mostrato solo ciò che restava dei droni abbattuti, pertanto è plausibile che nessun cacciabombardiere statunitense e israeliano abbia subito la stessa sorte nei cieli iraniani: la propaganda del regime ne avrebbe immediatamente mostrato i rottami per pubblicizzare le capacità delle proprie difese aeree e i fallimenti degli avversari.
Le perdite della coalizione nel primo mese della Guerra del Golfo
Durante la Prima Guerra del Golfo, nel 1991, la campagna aerea di eliminazione delle capacità irachene di difesa aerea, C3 (comando, controllo, comunicazione) e logistiche durò sei settimane, pertanto possiamo effettuare un paragone tra le difese aeree iraniane nell’attuale conflitto e la reazione delle difese aeree dell’Iraq nelle prime quattro settimane di guerra, ed escludendo anche questa volta gli attacchi con missili balistici effettuati su basi aeree. Nelle prime quattro settimane del conflitto del 1991, dal 17 gennaio sino al 19 febbraio, la coalizione ha visto la perdita di 33 cacciabombardieri e il danneggiamento di altri 31 per diretta azione delle difese aeree avversarie: artiglieria antiaerea, SAM e abbattimento dalla caccia avversaria (un solo caso il 17 gennaio da parte di un MiG-25PD).
Prima di trarre le nostre conclusioni, occorre precisare alcune questioni tecniche: un drone, sia esso per attività ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) viene considerato spendibile e non ha lo stesso livello capacitivo di un cacciabombardiere per quanto riguarda la situational awareness, ovvero la capacità di capire “cosa sta succedendo intorno” data sa sensori e banalmente dagli occhi del pilota a bordo, il quale è molto più reattivo anche solo per un fattore psicologico.
Le dotazioni di EW (Electronic Warfare) in grado di disturbare i sistemi di guida dei missili a ricerca radar, sono molto migliori rispetto al 1991 – ma di pari passo i SAM si sono fatti più resistenti – e anche in questo caso le dotazioni in tal senso di un cacciabombardiere non sono paragonabili a quelle di un drone, soprattutto se di dimensioni medio piccole come quelli ISR usati dagli israeliani.
L’Iran ha perso buona parte delle sue difese aeree
Pertanto, sebbene il divario numerico tra gli abbattimenti per azione avversaria nei due conflitti sia minimo (27 a 33), è invece molto indicativo della degradazione delle difese aeree iraniane sia la grande differenza per quanto riguarda i velivoli danneggiati (2 contro 33) sia il fatto che tutti quelli abbattuti siano stati droni di tipo diverso. Un’altra grande differenza che ci permette di affermare la pressoché nulla reazione delle difese aeree iraniane, è il fatto che l’abbattimento della maggior parte dei droni distrutti – e il danneggiamento dell’l’F-35 – sia avvenuto per opera di MANPADS (Man Portable Air Defence System) o da un sistema missilistico a medio raggio con guida EO/IR (Electro Optical/Infrared) come potrebbe essere nel caso del caccia stealth, messo probabilmente sotto tiro da un Bavar-373 o da un S-300 la cui batteria disponeva di un sistema di targeting di tipo IR.
Le difese aeree iraniane, allo scoppio dell’attuale conflitto, probabilmente si trovavano già nell’impossibilità di negare la superiorità aerea avversaria per via della “Guerra dei 12 giorni” del giugno 2025, dove le forze aeree israeliane, e l’operazione Midnight Hammer statunitense, hanno degradato la loro capacità di azione.
La campagna di soppressione/distruzione delle difese aeree avviata il 27 febbraio scorso, effettuata con ampio utilizzo di missili antiradiazioni e sistemi EW, è stata quindi efficace nel garantire un buon livello di libertà d’azione nei cieli iraniani, che comunque non ha raggiunto la condizione di supremazia aerea.
La mancata reazione dell’aviazione iraniana, al contrario di quanto avvenuto nel 1991 per quella
irachena, è imputabile alla distruzione dei radar da scoperta/tracciamento effettuata nelle prime ore del conflitto e quindi da un cattiva capacità di identificazione dell’avversario in volo (IFF – Identification Friend or Foe).
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