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>>>ANSA/ A Vinitaly 4mila imprese per conquistare nuovi mercati ed enoturisti – Fiere e Eventi

 – Guardare ai mercati internazionali e alle nuove tendenze del bere per conquistare gli enoturisti e nuove fasce di consumatori, dai cultori degli spirits a chi sceglie i No-low, calici senza o a basso contenuto alcolico. Per mettere all’angolo l’idea di crisi settore, “un azzardo anche parlarne” stando ai dati di vendita e dell’export secondo il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida che ha partecipato a Roma, a Palazzo Montecitorio, alla presentazione della 58/a edizione di Vinitaly, il Salone internazionale dei vini e dei distillati, a Veronafiere dal 12 al 15 aprile.

    L’appuntamento fieristico radunerà quasi 4mila aziende del Made in Italy enologico e un incoming potenziato con oltre 1.000 top buyer selezionati e ospitati da Veronafiere e Ice Agenzia, con l’arrivo previsto di ulteriori operatori professionali esteri da oltre 130 Paesi.

    Nella quattro giorni di esposizione l’Italia si presenterà in qualità di primo Paese produttore al mondo di vino e un primato mondiale di biodiversità in vigna. Con 670mila ettari di vigneto, 530mila imprese attive nel comparto, una produzione enologica 2025 stimata a 44,4 milioni di ettolitri, e un fatturato al netto dell’indotto di circa 14 miliardi di euro, secondo i numeri dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly. Il vino, con una bilancia commerciale attiva per 7,2 miliardi di euro l’anno, si conferma uno dei comparti più performanti del made in Italy e conta 870mila occupati. Lato export si attesta a 7,78 miliardi di euro il valore delle vendite italiane di vino nel 2025, l’anno d’avvio dei famigerati dazi Usa, con una contrazione a valore, in termini tendenziali sul pari periodo dell’anno precedente, del 3.7% (-1,9% il saldo a volume). E lo stand del ministero dell’Agricoltura racconterà tutto questo, ha annunciato Lollobrigida, illustrando l’Italia dentro una bottiglia. “I fondi del Pnrr per la filiera del vino sono passati da 100 milioni di investimento a 1,1 miliardo” ha sottolineato il ministro, ricordando peraltro l’incremento di 100 milioni per la promozione.

    I consumatori di vino in Italia, fa sapere Osservatorio Uiv-Vinitaly, sono poco meno di 30 milioni di persone, il 55% della popolazione. Si beve meno ma aumentano lungo la Penisola i consumatori. Ad allargare la platea sono, a sorpresa, i più giovani di età compresa tra i 18-e i 24 anni in crescita di +8 punti percentuali (dal 39% al 47%), a fronte di una stabilità nelle fasce più mature. A fronte di generazioni mature più “stanche”, dove la discriminante prezzo la fa da padrona e il fuori casa perde terreno, il rapporto dei giovani con il vino, rileva il responsabile dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly Carlo Flamini, è motivato da curiosità e affermazione di sé, ma soprattutto dal fatto che la bevanda piace e il vino diventa un must fuori dalle mure domestiche. “Abbiamo il compito di essere missionari del vino italiano e di educare a bere bene” ha detto il conte Gaetano Marzotto, che ha manifestato ottimismo.

    Condiviso da tutti i precursori del successo del made in Italy intervenuti: Josè Rallo per Donnafugata, Marco Caprai per la Arnaldo Caprai, il marchese Piero Antinori, il piemontese Paolo Damilano secondo il quale “è più facile avere coraggio di investire in Italia perché è un punto di riferimento mondiale in campo enologico”. Per il ‘papà’ del Tignanello, “il momento di crisi non è strutturale. È solo un combinato-disposto di tanti elementi che, in questo momento, giocano a sfavore del settore ma sono e resto ottimista sul futuro del vino italiano”, ha concluso Antinori.
   

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