Dimissioni Santanchè: la lettera a Meloni con citazione di Garibaldi | Il Fatto Quotidiano
“Obbedisco“. Come Giuseppe Garibaldi nel 1866 al generale La Marmora, che gli aveva intimato di fermare la sua avanzata verso Trento, Daniela Santachè scrive così alla premier Giorgia Meloni che aveva chiesto le sue dimissioni da ministra del Turismo. Una lettera, dopo avere ignorato per quasi 24 ore l’ultimatum di Palazzo Chigi, per ufficializzare il suo definitivo passo indietro. Santanchè puntualizza che il suo caso è molto differente da quello dell’orami ex sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro. “Volevo che le mie dimissioni fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Delmastro”, scrive senza giri di parole l’esponente Fdi. Che precisa anche di avere inizialmente “bruscamente” rappresentato alla premier la sua indisponibilità a presentare immediate dimmisioni: “Perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me”, aggiunge parlando del referendum. “Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento”, conclude.
Di seguito il testo integrale della lettera:
Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio.
Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio.
Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Delmastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento.
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