Israele, “17enne palestinese morto di fame in carcere”
Un anno fa il suo nome e la sua storia avevano fatto il giro del mondo: Waleed Ahmad, 17 anni, il primo minore a morire nelle carceri israeliane dal 1963. Il 63esimo detenuto palestinese deceduto dal 7 ottobre 2023. Oggi il giudice israeliano Ehud Kaplan ha dichiarato che il liceale “probabilmente è morto di fame”. Lo ha scritto nella sentenza emessa dal Tribunale di Hadera a dicembre e riportata oggi dal giornale israeliano Haaretz. Il ragazzo era gravemente malnutrito, disidratato, sottopeso, con segni di scabbia e infezioni. “Il fatto che probabilmente sia morto di fame non può e non deve essere nascosto”, ha scritto il giudice, che ha comunque disposto l’archiviazione del caso a causa dell’impossibilità di stabilire un nesso causale tra le sue pessime condizioni fisiche e il decesso.
I cronisti hanno avuto accesso anche all‘autopsia, condotta dall’Istituto di Medicina Legale Abu Kabir di Tel Aviv. Secondo il referto, scrivono, “un’infezione intestinale ha probabilmente portato al collasso e al conseguente cedimento del suo organismo”. Il ragazzo aveva subito un drastico calo di peso nei mesi precedenti alla morte, e questo ha probabilmente causato il collasso del sistema immunitario. I medici sottolineano “una perdita di tessuto adiposo e un indice di massa corporea che rientra nella definizione di sottopeso grave”, e uno stato di “malnutrizione estrema, probabilmente prolungata”. Una combinazione di elementi che, trascurata dalle autorità carcerarie, si è rivelata fatale.
Originario di Silwad, in Cisgiordania, Waleed Ahmad è morto la mattina del 22 marzo 2025. È crollato a terra nel cortile della prigione di Megiddo, dove era rinchiuso dalla fine di settembre. Secondo le autorità di Tel Aviv aveva lanciato delle molotov, ma al momento della morte non aveva alcuna accusa formale a suo carico. A dicembre 2024, durante una visita, il ragazzo aveva parlato delle difficili condizioni di vita e della grave carenza di cibo e acqua a disposizione dei detenuti. Il padre aveva poi denunciato il peggioramento delle sue condizione di salute. Secondo le testimonianze degli altri detenuti, il ragazzo aveva contratto una forma grave di dissenteria, forse a causa dell’acqua o del cibo contaminati, era deperito, aveva tutti i sintomi della scabbia. Eppure non aveva mai ricevuto le cure necessarie. Secondo un rapporto pubblicato da Haaretz, altri cinque prigionieri rinchiusi a Megiddo avevano sintomi simili a quelli del 17enne. Uno di loro aveva perso 20 chili in poco tempo, passando da 65 a 45 chili.
Nonostante le diverse richieste, il corpo del 17enne non è stato ancora restituito alla famiglia. L’avvocata Nadia Daka, scrive Haaretz, ha presentato una petizione all’Alta corte di giustizia per ottenere il rilascio della salma. “Questo ragazzo – ha detto ad Haaretz – è morto di fame per mano del Servizio Penitenziario israeliano, che lo ha detenuto in condizioni che ne hanno causato la morte. Questa situazione si ripete e le condizioni non cambiano, mentre altri detenuti continuano a morire in circostanze simili. Le autorità statali e i tribunali non intervengono per porre rimedio alle dure condizioni carcerarie”.
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