100 giorni alla maturità: tra riti, materie scelte e le novità dell’esame 2026
Cento giorni. Una soglia simbolica che ogni anno scandisce l’avvicinarsi della maturità e che, puntuale, riaccende riti, superstizioni e vecchie sigle scolastiche. In tutta Italia i maturandi entrano ufficialmente nella fase del conto alla rovescia, tra simulazioni, scelte strategiche e un esame che da quest’anno introduce alcune novità.
Il “mach pi 100”, la formula che resiste
Tra i simboli più longevi c’è il celebre “mach pi 100”, una storpiatura studentesca di macte animo, “coraggio” in latino. Nato come motto goliardico, è diventato un marchio di fabbrica dei 100 giorni: compariva sulle lavagne, oggi rimbalza sui social e sulle magliette personalizzate. Un modo per esorcizzare la tensione e ricordarsi che il traguardo, per quanto impegnativo, è ormai a portata di mano.


Le materie della seconda prova
Il Ministero ha confermato le discipline caratterizzanti per la seconda prova scritta, che cambiano a seconda dell’indirizzo. Tra le principali: Classico: Greco; Scientifico: Matematica, Linguistico: Prima lingua straniera; Scienze umane: Scienze umane; Tecnico economico (AFM): Economia aziendale; Tecnici tecnologici: Materia d’indirizzo specifica; Professionali: Prova tecnico-pratica legata al settore.
Come cambia l’esame da quest’anno
Il 2026 introduce alcuni aggiustamenti che, nelle intenzioni del Ministero, dovrebbero rendere l’esame più aderente ai percorsi reali degli studenti. Ma il confronto con il modello precedente mostra un quadro più sfumato: alcune innovazioni segnano un cambio di passo, altre sembrano più un tentativo di correggere criticità già note.
Prima prova più flessibile: un ritorno al passato “controllato”
La prima prova resta formalmente identica, ma con una maggiore libertà nella costruzione delle tracce e un’attenzione più marcata alla capacità argomentativa. Rispetto agli anni precedenti, quando la rigidità delle tipologie aveva spesso prodotto testi scolastici e poco personali, la nuova impostazione prova a recuperare quello spirito più aperto che caratterizzava l’esame prima delle ultime riforme. Resta però il nodo della valutazione: più libertà richiede criteri più chiari, e su questo fronte le indicazioni ministeriali continuano a essere generiche.
Seconda prova, una soluzione a metà
La possibilità per le commissioni interne di segnalare scostamenti tra programma ministeriale e programma effettivamente svolto è una novità significativa. Negli anni scorsi, soprattutto dopo la pandemia, la seconda prova era stata spesso percepita come “sganciata” dalla realtà delle classi, con tracce che non sempre rispecchiavano il percorso didattico. Il nuovo meccanismo tenta di correggere questa distorsione, ma introduce un altro problema: la variabilità tra scuole. Il rischio è che l’esame diventi più equo dentro le singole classi, ma meno uniforme a livello nazionale.
Colloquio più interdisciplinare
Il colloquio non parte più necessariamente da un materiale scelto dalla commissione, ma può essere costruito come un percorso personale dello studente. È un ritorno, almeno in parte, alla logica delle “tesine” abolite negli anni scorsi, con l’idea di valorizzare la capacità di collegare discipline e competenze. Il confronto con il modello precedente, però, evidenzia un punto critico: senza un avvio standardizzato, la qualità del colloquio rischia di dipendere molto dalla capacità del singolo studente e dalla sensibilità della commissione. Una libertà che può diventare un vantaggio o un boomerang.
Pcto ed Educazione civica
La scelta di non dedicare più sezioni separate a Pcto ed Educazione civica elimina due momenti che negli ultimi anni erano diventati spesso rituali vuoti. L’integrazione nel colloquio dovrebbe rendere la discussione più organica, ma il confronto con il modello precedente mostra un’altra faccia della medaglia: senza uno spazio definito, questi temi rischiano di perdere peso reale. Il risultato potrebbe essere un esame più snello, ma anche meno incisivo su due aspetti che la scuola dice di voler valorizzare.
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