Ambiente

Federvini, stile italiano del bere consapevole e 6% sotto media Paesi Ocse – Vino

Esiste uno stile italiano del bere,
fondato su moderazione, cultura e responsabilità. Un modello
diffuso ma consapevole, ritualizzato e legato ai pasti e alla
convivialità. È la fotografia scattata dalla prima ricerca sul
tema promossa da Federvini e condotta dal Dipartimento di
comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di
Roma.

   
Lo studio presentato alla Camera dei Deputati, in occasione
dell’evento ‘The Italian Way’, conferma con evidenze empiriche
un tratto da sempre riconosciuto identitario della cultura
italiana: il consumo di bevande alcoliche nel nostro Paese oltre
che moderato e ritualizzato è anche profondamente legato al
contesto sociale e alle abitudini alimentari, in coerenza con le
consuetudini della Dieta mediterranea ed è strutturalmente
correlato ai momenti del pasto e della convivialità, con oltre
l’80% delle consumazioni di vino concentrate a pranzo e a cena e
oltre il 70% dei cocktail legati agli aperitivi.

   
“É proprio questo stile, ha spiegato il presidente di
Federvini, Giacomo Ponti, “a dimostrarsi più efficace rispetto a
politiche restrittive e proibizionistiche che riemergono
periodicamente a livello internazionale. Un modello, quello
italiano, intorno al quale si è sviluppata nei secoli una
filiera di imprese profondamente radicate nei territori, che
contribuiscono all’economia e che rappresentano nel mondo un
simbolo di qualità”.

   
Con un consumo annuo di 8 litri alcol pro capite, l’Italia si
colloca a un livello del 6% inferiore alla media dei Paesi Ocse
e, in Europa, ben al di sotto dei Paesi dell’Europa
centro-orientale e di quelli iberici, dove i consumi oscillano
tra gli 11 e i 12 litri. Tra il 2000 e il 2022, il consumo
nazionale è diminuito del 17%.

   
Nell’indagine un’attenzione specifica è rivolta ai giovani
tra i 18 e i 24 anni, il cui profilo di consumo mostra
un’evoluzione graduale con segnali di riduzione sia nella
frequenza che nei comportamenti potenzialmente a rischio.

   
Significativo è il dato sul consumo giornaliero, che in questa
fascia d’età si attesta al 5,7%, a fronte del 31,3% degli over
75, confermando una minore propensione al consumo abituale tra
le generazioni più giovani.

   

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