Torrette, il primario Maurizio Iacoangeli viene sospeso. Ecco di cosa è accusato
ANCONA Dopo la richiesta di rinvio a giudizio della procura, arriva anche la sanzione disciplinare. Con una determina firmata ieri da Armando Gozzini, direttore generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, è stato sospeso dal lavoro Maurizio Iacoangeli, direttore della Clinica di Neurochirurgia di Torrette. Il primario è accusato di aver fatto saltare la fila ai suoi pazienti, provenienti da cliniche private e, dunque, non passati dalle canoniche liste d’attesa per sottoporsi agli interventi. La sospensione, come riportato nel documento, sarà valida «fino all’accertamento dei fatti in sede penale ovvero all’emergere di circostanze idonee a comprovare l’assenza di responsabilità».
I pareri
La decisione verrà inoltrata al rettore dell’Università Politecnica, che dovrà eventualmente decidere sulle sorti accademiche del primario. La determina è stata adottata (tra i firmatari ci sono anche il direttore amministrativo Cinzia Conco e il direttore sanitario Claudio Martini), dopo la riunione del Comitato dei Garanti, che a maggioranza ha espresso parere favorevole per l’adozione della misura cautelare finalizzata alla sospensione dell’attività sostanziale. Che dovrà essere rivalutata in presenza di fatti nuovi. Del resto, le accuse mosse dalla procura, sulla scorta degli accertamenti dei carabinieri del Nas, sono ancora tutte da dimostrare.
Le contestazioni
Due le contestazioni che porteranno Iacoangeli nella fase dell’udienza preliminare: truffa e indebita destinazione di denaro o cose mobili. Una sorta di peculato. Il primario, stando alla ricostruzione della procura, avrebbe infatti utilizzato, tra gennaio 2024 e marzo 2025, le strutture dell’ospedale regionale di Torrette per eseguire interventi chirurgici a beneficio di suoi pazienti (arrivati da cliniche private) che non erano però passati attraverso il Cup, e che quindi non erano stati inseriti nelle liste d’attesa regionali. I Nas hanno accertato almeno 28 casi sospetti. In certi casi, questa la tesi accusatoria, i pazienti sarebbero arrivati anche dal Lazio, dove il professore prestava servizio in una clinica. Ma il neurochirurgo lavorava anche in una struttura a Casette d’Ete.
La truffa ai danni dell’Azienda viene contestata perché il professore, da contratto, percepiva 44mila euro a titolo di indennità di prestazione esclusiva nei confronti dell’ospedale, pur continuando a svolgere – stando alle indagini – prestazioni extra moenia, in regime di libera professione. Denaro, quei 44mila euro, che Iacoangeli ha subito restituito, ancor prima che si concludessero le indagini.




