Economia

Lezione da Hormuz: gli errori dell’Ue sulla sicurezza energetica

* ricercatori dell’Institute for European Policymaking della Bocconi

Quattro anni fa l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia ha innescato una crisi energetica in Europa. Oggi l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha nuovamente sconvolto i mercati energetici globali, esponendo l’Europa al rischio di una nuova stretta sull’energia.

L’Unione europea non ha iniziato questa guerra, ma più il conflitto si intensifica più diventa probabile che l’Europa ne paghi il prezzo economico, man mano che la produzione e il trasporto di petrolio e gas naturale vengono perturbati in tutto il Medio Oriente.

È anzi probabile che la guerra abbia un impatto economico più duro sull’Europa che sugli Stati Uniti, che sono essi stessi un grande produttore di combustibili fossili.

In risposta alla crisi energetica del 2022, l’UE ha adottato il piano REPowerEU, concepito per coordinare una strategia fondata su tre pilastri: risparmio energetico, aumento della produzione di energia pulita e diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Sotto un aspetto la risposta europea ha funzionato piuttosto bene: la dipendenza energetica dalla Russia è crollata. L’UE oggi importa pochissimo — se non nulla — petrolio dalla Russia, un cambiamento enorme rispetto a soli quattro anni fa.

Il calo è stato compensato da maggiori importazioni da Paesi come Kazakhstan, Norvegia e Stati Uniti. Anche il gas russo è stato in gran parte sostituito, soprattutto con forniture dalla Norvegia e con gas naturale liquefatto (LNG) proveniente dagli Stati Uniti.

L'import di gas Ue in miliardi di metri cubi

L’import di gas Ue in miliardi di metri cubi 

Il sistema energetico europeo è oggi più diversificato che mai, ma resta vulnerabile.

I combustibili fossili sono scambiati sui mercati globali, e l’energia che oggi arriva in Europa può essere facilmente dirottata altrove se altrove si paga un prezzo più alto.

Lo si è visto chiaramente proprio nei giorni scorsi, quando una petroliera diretta dalla Nigeria verso la Francia — a circa 6.000 chilometri dall’Iran — ha invertito la rotta dirigendosi verso l’Asia.

Finché l’economia europea resterà dipendente dai combustibili fossili, il continente sarà esposto a questo tipo di shock esterni. L’unico modo per garantire davvero la sicurezza energetica dell’Europa è puntare sulle energie rinnovabili, che non richiedono un flusso continuo di risorse importate per funzionare.

L’idea che le energie rinnovabili possano assicurare stabilità energetica all’UE non è né nuova né radicale. Era già uno degli elementi centrali di REPowerEU nel 2022. Purtroppo, in quell’occasione l’UE non è riuscita a modificare realmente la traiettoria della transizione energetica in risposta alla crisi.

Come mostra il grafico sottostante, mentre REPowerEU prevedeva un aumento significativo della quota di rinnovabili nei consumi energetici europei, i dati effettivi per il 2023 e il 2024 hanno sostanzialmente seguito il trend già esistente.

La quota delle rinnovabili sui consumi finali di energia (2010-2024), obiettivi e proiezioni al 2030

La quota delle rinnovabili sui consumi finali di energia (2010-2024), obiettivi e proiezioni al 2030 

Ciò che l’Europa è invece riuscita a fare è stato spendere molto in sussidi ai combustibili fossili.

Le misure straordinarie adottate durante la crisi sono costate circa 187 miliardi di euro nel 2022 e 145 miliardi nel 2023. Per confronto, nel 2023 l’Europa ha investito circa 100 miliardi di euro nelle energie rinnovabili.

Questi sussidi sono stati una soluzione costosa di breve periodo che ha fatto poco — se non nulla — per migliorare la situazione in cui ci troviamo appena quattro anni dopo.

Pensare ora nel lungo periodo, accelerando in modo deciso su rinnovabili ed elettrificazione, potrebbe evitare di dover ricorrere di nuovo a costose soluzioni di emergenza quando arriverà la prossima crisi energetica — che sia provocata da un attacco all’Iran, da un’invasione della Groenlandia o da un’altra crisi geopolitica al di fuori del controllo immediato dell’Europa.

Naturalmente il percorso verso una reale indipendenza energetica — basata su rinnovabili, nucleare ed efficienza energetica — non è semplice.

Richiede lo sviluppo di tecnologie oggi dominate da altri Paesi, in particolare la Cina, che controlla la catena globale di approvvigionamento per componenti chiave come pannelli solari e batterie agli ioni di litio, oltre alla raffinazione dei minerali critici necessari per entrambi i settori.

Richiede inoltre un ripensamento profondo del sistema di formazione dei prezzi dell’elettricità, per evitare che costi marginali altamente volatili — come quelli del gas — destabilizzino l’intero mercato durante le crisi.

Nonostante queste difficoltà, questa strategia resta il percorso più sensato per garantire nel lungo periodo resilienza energetica e stabilità dei prezzi.


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