L’Inter può fare a meno di Barella? Cosa dicono i numeri
L’errore decisivo nel pareggio contro la Fiorentina ha riaperto il dibattito su Nicolò Barella. Il centrocampista dell’Inter, attuale capitano in attesa del ritorno di Lautaro Martinez, aveva pure cominciato bene la sfida al Franchi: è suo l’assist per l’incornata di Pio Esposito che aveva portato avanti i nerazzurri all’alba del match. Poi però sono riemersi i fantasmi. Errori incomprensibili, tante sbracciate e lamentale, poca sostanza. Fino al tocco lezioso in area di rigore che ha regalato alla Fiorentina la chance del pareggio di Ndour, che poi ha fissato il punteggio finale sull’1 a 1.
L’Inter vede Milan e Napoli riavvicinarsi, chiuderà il mese di marzo senza nemmeno una vittoria. E vede il suo uomo simbolo a centrocampo sgretolarsi di fronte alle difficoltà. Da tempo, in realtà, Barella non tocca più i livelli delle stagioni con Conte e delle prime annate con Inzaghi. Si sente troppo trequartista e troppo poco mediano. Si parla tanto della sua nemesi con la porta (un solo gol in campionato), ma per lo meno ci sono 7 assist a compensare parzialmente questa lacuna. All’Inter invece manca il Barella in versione aggressore, quello che pressava senza soluzione di continuità e faceva da filtro davanti alla difesa. Quello che nel dubbio non aveva paura a spazzare un pallone.
Nonostante il periodo buio, però, Chivu ha scelto di non rinunciare mai a Barella. In campionato i numeri parlano chiaro: 27 presenze in 30 partite, di cui 24 da titolare. La domanda è: l’Inter può davvero fare a meno di lui? Per fornire una risposta almeno parziale, una strada possibile è appunto guardare alle 6 partite di Serie A in cui il 29enne sardo non era titolare. Il primo elemento che emerge è abbastanza chiaro: sono arrivate 6 vittorie su 6, bottino pieno. Anche se, è bene sottolinearlo, sono tutte partite che l’Inter ha giocato contro le cosiddette piccole.
Ma il dato più evidente riguarda le tre partite che Barella ha saltato (due per infortunio, una per squalifica), tutte tra il primo febbraio e il 21 febbraio. È il momento della stagione in cui la squadra di Chivu ha scavato il gap che ancora le permette di restare stabilmente in testa alla Serie A. Sono arrivate tre vittorie nette contro Cremonese, Sassuolo e Lecce: 9 gol fatti e zero subiti. Nel mezzo, Barella aveva giocato da titolare contro la Juventus, nel match che aveva invece mostrato le prime crepe dei nerazzurri, al di là della vittoria e delle polemiche.
Tornando indietro di pochi giorni, il centrocampista sardo era partito dalla panchina anche contro il Pisa: l’Inter ha vinto 6 a 2 e Barella è entrato solo nell’ultima mezz’ora. Nel girone d’andata invece aveva cominciato fuori dagli undici contro Verona e Pisa. Nel primo caso, era il 2 novembre, i nerazzurri avevano faticato e Barella era stato a suo modo decisivo, entrando a 35 minuti dal termine e propiziando l’autogol di Frese che ha regalato la vittoria per 2 a 1 ai nerazzurri. Contro il Parma, 7 gennaio, era entrato per gli ultimi venti minuti, fornendo l’assist per il definitivo 2 a 0 firmato da Thuram.
Sei partite sono certamente troppo poche per far emergere una tendenza chiara. Ma resta il fatto che l’Inter ha saputo vincere anche senza Barella. E che anzi il vice capitano nerazzurro è stato determinante in due occasioni entrando dalla panchina. Ora c’è la sosta per le Nazionali: una eventuale qualificazione dell’Italia al Mondiale potrebbe restituire all’Inter un Barella rinvigorito nel morale e nello spirito. Forse però Chivu, una volta recuperati tutti gli infortunati, potrebbe pensare di concedergli un po’ di riposo. La sua Inter ha dimostrato di sapersela cavare anche senza e un Barella da far subentrare a partita in corso, quindi lucido nei momenti decisivi, potrebbe diventare una carta in più per evitare il crollo psico-fisico che i nerazzurri hanno vissuto sia contro l’Atalanta sia contro la Fiorentina. In attesa che torni il Barella “mediano cattivo” e dimentichi le velleità da fine palleggiatore.
Source link



