La giornata delle vittime di mafia, Don Ciotti: 80 per cento non conosce verità
«Siamo tornati qui per camminare insieme, per vivere una memoria viva, quella che vuole scuotere un pò di più le coscienze delle persone. Perché le mafie ci sono, sono in continua trasformazione e dobbiamo esserci ancora di più noi». Così don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, a margine del corteo 31/a Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che si svolge a Torino. «E’ la giornata della memoria e dell’impegno – ha detto – in ricordo di tutte le vittime innocenti della violenza criminale mafiosa. Non dimentichiamo che l’80% di loro non conosce la verità».
I protagonisti sono i familiari delle vittime innocenti
«I protagonisti sono i familiari delle vittime innocenti della violenza criminale e mafiosa. L’80% di loro non conosce la verità. E ancora ieri questo grido che si è alzato del diritto a sapere, a sapere, perché l’omertà uccide la verità ma anche la speranza e la giustizia. Il diritto alla verità è importante e fondamentale e per fare questo è necessario scuotere un pochettino di più ognuno per la propria parte, perché la memoria non può andare in prescrizione». Così don Luigi Ciotti ai cronisti in piazza Vittorio Veneto a Torino, a margine della manifestazione per la Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
«L80% – ha aggiunto – è un numero impressionante in Italia, culla della civiltà che non conosce la verità. E poi soprattutto Libera del lavoro l’ha fatto nelle scuole, l’ha fatto nel territorio, nelle associazioni. Abbiamo varcato i confini perché Libera è molto presente in tutta Europa oggi. Libera è presente in America Latina, Libera è presente in 22 Stati dell’Africa. Perché si è contaminato e qui ci sono anche delle delegazioni di persone, anche di familiari che arrivano da altri paesi del mondo. L’esperienza italiana quindi ha contagiato, ha contagiato positivamente. Se pensate che il 13 febbraio qui a Torino, da tutte le parti d’Europa, c’è stato un incontro di tutti i rappresentanti di tutte le conferenze episcopali, la Chiesa cattolica in questo caso, sul tema della criminalità e delle mafie. Anni fa non l’avremmo mai pensato. Ora bisogna però scuotere la gente, le persone. Ci sono dei momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo morale e una responsabilità civile. Noi di fronte la violenza, l’illegalità, la corruzione, le mafie non dobbiamo tacere. È una responsabilità educativa, culturale e di richiesta di politiche sociali. Grazie al lavoro di magistrati e di forze di polizia: molti li ricordiamo anche tra le persone uccise dalla mafia perché facevano bene fino in fondo la loro parte».
«Non lasciamo sole le donne»
Le «donne che decidono di allontanarsi dai contesti mafiosi di origine» offrono «un esempio ad altre che ancora non osano», ma ” ci vuole un aiuto forte per sradicarle quelle radici. Non lasciamole sole queste donne. E allora servono nuove norme, subito, subito servono nuove norme, una legge che tuteli queste scelte coraggiose». Così don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, dal palco allestito a Torino in occasione della Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. «In commissione antimafia – ha aggiunto – è stata elaborata una proposta, e questo è un dato positivo che dobbiamo riconoscere, per garantire sicurezza e l’inserimento a queste donne e ai loro figli. E vi devo dire, e questo è un dato positivo, questa proposta l’hanno firmata tutte le forze politiche, nessuno escluso. Ora, è importante, speriamo che adesso che deve essere elaborata, che deve essere votata, ci sia altrettanta forza di unità come è accaduto 30 anni fa per la legge per cui insieme abbiamo raccolto un milione di firme, la legge sui beni confiscati e il loro uso sociale». Perché «la giustizia non ha genere, la giustizia di tutti e le donne in questa battaglia sono in prima linea».
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