Umbria

Strabismi, finale al Teatro Pavone con la compagnia Nanouk: «Diamo voce a fragilità nascoste»

di D.N.

Arrivano a Perugia in un festival che promuove il teatro contemporaneo e indipendente. La compagnia Nanouk è pronta a salire sul palcoscenico di Strabismi al Teatro del Pavone di Perugia sabato 21 marzo con lo spettacolo The old man. L’appuntamento è con la rassegna Exotropia, voluta per tutelare e sostenere la diffusione del teatro emergente italiano. Protagoniste quindi, dal 18 marzo, sono state giovani compagnie emergenti. Proprio come Nanouk, che Umbria24 ha incontrato prima dell’esibizione perugina.

Cosa vuol dire, oggi, per una giovane compagnia, cercare di far sentire la propria voce? Quali sono le principali difficoltà che incontrate e quali invece le occasioni – anche inaspettate – che vi confermano che la strada è quella giusta? La ricerca non è basata sulla ricerca della nostra voce ma bensì su come può risuonare una volontà già esistente e fondersi in tutti voi. Come giovane collettivo, e come giovani che abitano questo mondo, ci caratterizza la premura di farci molte domande. È molto stimolante per noi capire come trasformare e trasmettere una sensazione tanto chiara per noi dall’interno ad altri. In contesti come Strabismi, e altri festival indipendenti, ci sentiamo ascoltati e compresi e capiamo e ci ricordiamo dell’importanza del dare voce a fragilità solitamente nascoste, per diffondere ed esprimere il nostro mondo interiore.

Siete nel cartellone della prima edizione perugina di Strabismi, ma quello con il festival di teatro promosso dall’omonima compagnia è un rapporto di lungo corso. Ci raccontate come nasce questa collaborazione? La collaborazione con Strabismi nasce nel 2023, dopo la selezione al festival. Per una problematica legata all’edizione di quell’anno non siamo entrati a fare parte del festival, ma siamo rimasti con la volontà, da parte di Alessandro Sesti, di promuovere The Old Man e inserirlo nell’edizione futura. Così è accaduto, con il pieno supporto e curiosità della direzione tecnica e artistica, che è diventata poi un’amicizia oltre che una relazione lavorativa anche con il tecnico del festival, Marco Andreoli (Mimmo), che ha da subito sostenuto il nostro lavoro e ci ha seguito in altre occasioni. Una relazione e una stima che continuano a crescere e che fanno in modo che questa volontà e necessità di dire qualcosa in grado di emozionare possa continuare ad esistere.

Quello che vedremo sabato è una nuova versione di questo spettacolo selezionato da Strabismi. Come si è evoluto e perché ha preso proprio questa direzione? Lo spettacolo che presenteremo sabato sarà una versione estesa e possiamo dire completa del nostro progetto. La storia di The Old Man parla di fragilità, e quella dell’anziano risuonava in noi come figura più adatta per poter rappresentare questo stato umano. Racchiude in sé una storia complessa, fatta di vissuti e soprattutto non vissuti, proiezioni future quasi assopite, una storia che nasce dall’infanzia. In questa versione abbiamo inserito la luce, e la nostalgia di questa vita, con due bambine che nella loro innocenza ed ingenuità, parlano del vero. Questa decisione deriva sia da una necessità scenica che da una volontà artistica ed educativa. In questo caso si tratta di due allieve di Marianna, che da anni guida umanamente e artisticamente giovani e giovanissimi, e abbiamo ritenuto fosse arrivato per noi il momento di far incontrare queste due strade parallele, mostrando come a volte la voce e la presenza pura di un bambino possano dire molte più cose di un adulto.

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