“la nostra generazione ha bisogno di diritti, non di propaganda”
Nota – Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ArezzoNotizie
La nostra generazione ha problemi molto concreti: il diritto alla casa, il diritto a un lavoro dignitoso e il diritto alla salute – anche mentale. Per questo molti giovani italiani continuano a lasciare il Paese: non perché non lo amino, ma perché troppo spesso qui non troviamo prospettive. In questo contesto il governo continua a raccontare il referendum sulla magistratura come se fosse la soluzione ai problemi dell’Italia e persino dei giovani, come ha dichiarato Giusi Bartolozzi. «Pensare che una riforma di questo tipo possa convincere i giovani a tornare in Italia significa semplicemente vivere in un altro mondo», dichiara la segretaria provinciale dei Giovani Democratici Silvia Mariottini. Sempre Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministro Nordio (vera mente dietro la riforma) ha anche dichiarato, dicendo finalmente l’obiettivo del referendum, di “votare sì così ci leviamo di mezzo i magistrati”, toccando definitivamente il punto più basso di questa campagna referendaria. La verità è che questa riforma non risolve i problemi della giustizia, ce lo dice pure il governo, e non ha nulla a che fare con le reali priorità del Paese. Per migliorare davvero la giustizia servono scelte diverse: assumere più personale negli uffici giudiziari, stabilizzare i 12 mila precari della giustizia, investire nell’informatizzazione dei tribunali e ridurre i tempi dei processi. «La nostra generazione viene evocata continuamente nei discorsi politici, ma raramente è considerata un interlocutore reale. Siamo spesso mal pagati, poco riconosciuti e costretti a costruire il nostro futuro altrove, raramente le scelte politiche incidono davvero sulle condizioni materiali in cui viviamo: lavoro, accesso alla casa, qualità dei servizi. È su questo terreno che si misura la credibilità delle istituzioni. Anche per questo è importante che il confronto su riforme delicate come questa sia il più possibile serio e fondato, senza semplificazioni. Per questo ci faremo sentire anche a questo referendum» prosegue Silvia Mariottini. Tra i punti più critici della riforma c’è il sorteggio per la composizione del CSM. «Viene venduto come uno strumento neutrale contro le correnti, ma rischia di produrre l’effetto opposto: indebolire l’autonomia della magistratura. Il meccanismo previsto, infatti, non è uniforme: è costruito in modo diverso per la componente togata e per quella laica, dando luogo a un sorteggio strutturalmente squilibrato che finisce per porre le due componenti su piani diversi. In questo modo, dietro la retorica dell’imparzialità, si apre la strada a un maggiore peso della componente laica, che è espressione della politica. Non è un rafforzamento del sistema, è un suo indebolimento». Per questo i giovani stanno scegliendo con convinzione di votare NO al referendum. «Nonostante le difficoltà per molti studenti e lavoratori fuori sede, la nostra generazione non resterà a guardare: andremo comunque a votare diventando rappresentanti di lista nei territori in cui viviamo».
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