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Il “Sogno di Giacobbe” di Lefèvre torna a splendere a Venezia, sullo Scalone del Longhena

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Un capolavoro del Seicento veneziano torna a nuova vita dopo 350 anni. Il “Sogno di Giacobbe”, unica opera pubblica di Valentin Lefèvre nella città lagunare, ha rivelato colori sorprendenti e dettagli inediti grazie a un accurato intervento di restauro presso la Fondazione Giorgio Cini.

Il dipinto, realizzato nel 1671 e collocato a dodici metri d’altezza sulla volta dello Scalone del Longhena nel complesso di San Giorgio Maggiore, misura quasi quattro metri e mezzo per due. L’intervento, sostenuto da San Marco Group SpA e realizzato dall’impresa veneziana Seres Srl sotto la direzione di Paolo Roma, ha permesso di recuperare l’originale vivacità cromatica dell’opera.

Una scoperta significativa riguarda la scala al centro della composizione, elemento chiave del soggetto biblico che era stato oscurato dal tempo. “Ora possiamo vedere chiaramente la scala che collega terra e cielo, popolata di angeli, quasi in continuità con lo Scalone che conduce agli appartamenti dell’Abate”, spiega Renata Codello, Segretario Generale della Fondazione.

L’intervento ha beneficiato di tecnologie all’avanguardia. Il fisico Mauro Missori del CNR ha utilizzato una innovativa tecnica di spettroscopia a distanza per analizzare lo stato di conservazione prima di qualsiasi manipolazione dell’opera. Questo approccio pioneristico apre nuove prospettive per la conservazione del patrimonio artistico.

Il restauro ha rivelato sorprese anche sui materiali utilizzati. “Abbiamo scoperto colori straordinariamente vividi, specialmente rossi e azzurri”, rivela il restauratore Paolo Roma. “Particolarmente interessante è l’uso insolito per Venezia di lacche invece dei più comuni pigmenti”.

Un documento ritrovato nell’Archivio di Stato di Venezia, datato 16 dicembre 1671, ha fornito preziose informazioni sui materiali originali utilizzati per l’installazione del dipinto, inclusi dettagli sulla massiccia cornice lignea che ancora oggi lo contiene.

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Il restauro rappresenta la prima revisione conservativa completa dell’opera dalla sua creazione. L’intervento si è reso necessario per le precarie condizioni del dipinto, esposto agli stress climatici di un ambiente semi-aperto tra il vestibolo dello Scalone e il sottotetto.

Mariluce Geremia, Vice Presidente di San Marco Group, sottolinea l’importanza dell’intervento per la comunità: “Preservare la bellezza che ci circonda permette di valorizzare opere che raccontano la storia e l’identità del territorio. È un impegno che prosegue la visione di mia nonna Alessandrina Tamburini, da sempre attenta alla tutela del patrimonio artistico veneziano”.

Il “Sogno di Giacobbe” torna ora nella sua collocazione originaria, testimonianza del periodo in cui il monastero di San Giorgio godeva del protettorato dogale. L’opera rappresenta non solo un capolavoro artistico ma anche un simbolo del potere spirituale e temporale della Venezia seicentesca.


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