Salvi è il nuovo presidente. Scintille nel Pd, ecco cosa è successo
ASCOLI Dopo 12 anni il centrodestra riconquista Palazzo San Filippo. Il sindaco di Venarotta, Fabio Salvi, con quasi il 66% dei voti dei consiglieri comunali del Piceno chiamati al voto ha battuto il presidente della Provincia uscente del centrosinistra, Sergio Loggi, sindaco di Monteprandone. Se con l’assenza di San Benedetto, in quanto comune commissariato, i voti ponderati sono stati ridistribuiti avvantaggiando il capoluogo, non si immaginava però una sconfitta così pesante del centrosinistra.

La sconfitta annunciata
Paradosso dei paradossi. A esultare oggi è un sindaco sostenuto dal centrodestra che negli anni passati ha partecipato alle manifestazioni del Pd. Al contrario il centrosinistra ha candidato un sindaco che non ha mai preso la tessera del Pd e con il quale ha spesso litigato. Non a caso, proprio ad aprile di due anni fa, Loggi rassegnerò addirittura le dimissioni da presidente in contrasto con il Pd che si astenne sul bilancio di previsione. E allora perchè continuare a farsi del male? Come è maturata questa strategia politica fallimentare?
Il passo indietro
Sulla ricandidatura di Loggi nel Pd le perplessità erano emerse da mesi tanto da proporre agli avversari, a poche ore dalla presentazione delle liste, la candidatura bipartisan del sindaco di Castignano, Fabio Polini. Ma come poteva Fioravanti accettare la proposta di un sindaco che aveva denunciato l’Arengo sulla questione dei rifiuti? A Loggi, però, una parte del Pd riconosceva il merito di essere stato decisivo, con il suo pacchetto di voti, nell’elezione in Regione dell’ex sindaco di Grottammare, Enrico Piergallini. E non è un caso che il suo principale sponsor sia stato proprio l’attuale sindaco di Grottammare, Alessandro Rocchi. Ma poichè la riconoscenza non è di questo mondo, proprio da Grottammare sono arrivate le prime pugnalate alla schiena: ben sei consiglieri non si sono presentati alle urne. Addio riconferma. Per Rocchi un campanello d’allarme. Ma anche in altri Comuni tante cose non hanno funzionato.
La caccia all’untore
Come spesso avviene nel Pd ora è caccia all’untore, al capro espiatorio al quale addossare la responsabilità della sconfitta. Verrebbe facile attribuirla al segretario di federazione in scadenza, Francesco Ameli, ma fu proprio lui, durante una direzione del partito, a proporre alla presidenza un sindaco targato Pd (Alessandro Luciani di Spinetoli?) e non Loggi. La scelta di ricandidare Loggi, anche per dare continuità politica in Provincia, è stata presa dai sindaci del Pd (Terrani, Franchi, Luciani, Rocchi, Cicconi, Moreschini). Ufficialmente all’unanimità, ma sotto sotto… Forse, se il centrodestra avesse radicalizzato lo scontro candidando il sindaco leghista, Daniel Matricardi, la coalizione avversaria si sarebbe ricompattata. Forse.
Ma quando dall’altra parte, lo scaltro Fioravanti, ha puntato su Salvi, che in passato ha spesso strizzato l’occhiolino al Pd, molti consiglieri del centrosinistra, nel segreto dell’urna, hanno pensato che fosse il male minore. Di sicuro la perdita della Provincia peserà sull’elezione del nuovo segretario di federazione. In consiglio provinciale (che sarà rinnovato a settembre) Salvi potrà contare su un sostanziale pareggio.
Prima del commissariamento di San Benedetto la bilancia pendeva a favore del centrosinistra (6 consiglieri a 4) ora si è 5 pari con Salvi che sarà decisivo nelle votazioni. Come nelle maschere del teatro greco, nel centrodestra non si piange ma si ride. È evidente che analoghi processi politici e le solite dicotomie (chi sta con Fioravanti? Chi sta con Castelli?) sarebbero riesplosi in caso di sconfitta. Ma così non è stato e la vittoria contribuisce all’armonia. Per ora. In attesa delle elezioni politiche del prossimo anno.




