sorpresa al bastione Sangallo, la scoperta durante il restauro. Il sindaco: «Indaghiamo»

FANO La città non cessa di rivelare le sue meraviglie: dopo l’epocale scoperta della basilica di Vitruvio risalente all’epoca romana, è il Medioevo che ha svelato i suoi segreti consentendo agli studiosi di effettuare una nuova scoperta. Questa volta il campo d’indagine è stato il bastione Sangallo, oggetto di un lavoro di restauro e di ristrutturazione che ne consoliderà le mura degradate e consentirà di ospitare più persone durante le iniziative che si svolgeranno al suo interno.
La sorpresa
Come è noto il fortilizio è stato realizzato durante il Rinascimento su commissione di Papa Clemente VII, i lavori poi sono proseguiti sotto Paolo III e completati nel 1552, quando fu sistemato sullo sperone lo stemma di Papa Giulio III a ricordo del Giubileo del 1550. La sorpresa è che durante i lavori si è scoperta la presenza di ambienti tra lo spessore delle mura di cui non si conosceva l’esistenza. L’uso di sonde, infatti, in modo particolare nella corte bassa ha manifestato l’esistenza di vuoti in parte contenenti materiale di riempimento; una sorpresa valorizzata dal fatto che per l’uso dei materiali e tecnica costruttiva questa parte del bastione sembra appartenere all’epoca malatestiana. Ciò significa che Antonio da Sangallo quando ricevette dal Papa l’incarico di progettare il bastione si trovò nelle condizioni di sfruttare almeno in parte le preesistenti strutture realizzate dai Malatesti. «È un tassello di storia che si aggiunge al passato della nostra città – ha dichiarato il sindaco Luca Serfilippi – questo ci spinge a continuare le ricerche per verificare che cosa si nasconde al di là delle mura pontificie». «Quando i Malatesti abbatterono le mura romane sul lato della attuale via Garibaldi – evidenzia lo storico medievista Daniele Diotallevi – per ampliare la superficie della città, intervento conosciuto come “addizione malatestiana”, costruirono una nuova cerchia che nel punto angolare dove si trova ora il bastione non poteva non essere presidiata da una struttura fortificata i cui resti potrebbero intravvedersi nelle piccole feritoie ancora esistenti rivolte verso l’interno del cortile». Feritoie che il Sangallo per una duplice esigenza di sicurezza lasciò anche nel progetto del nuovo bastione, perché in caso di assalto mentre le cannoniere potevano difendere la città verso l’esterno, in caso di aggiramento un estremo tentativo di difesa poteva essere messo in atto anche nei confronti dell’interno. Di tali ambienti si era perso il ricordo, come erano diventati del tutto sconosciuti gli ambienti sotterranei del bastione del Nuti, riscoperti durante le indagini compiute nel 2019 a Porta Maggiore, il cui ingresso è stato recentemente valorizzato.
L’interesse
Cosa nascondono dunque i nuovi ambienti del bastione Sangallo? Alla grande importanza scenografica attribuita al fortilizio ora si associa la curiosità sul contenuto del suo interno, dove è documentata l’esistenza di gallerie, usate non solo come depositi di munizioni, ma anche come rifugi antiaerei durante la seconda guerra mondiale. «A questa curiosità si risponderà – ha dichiarato sempre il sindaco curioso anch’egli – con un altro progetto la cui esecuzione seguirà i lavori attualmente in atto».




