Sicilia

Lo psichiatra Clerici: il crack è più pericoloso della cocaina, la distribuzione delle pipette è inefficace

Il crack è una sostanza «molto pericolosa, anche più della cocaina, ma la distribuzione di pipette per il suo uso ai fini della riduzione del danno, misura adottata ad esempio in Emilia Romagna, non credo possa essere efficace». Lo afferma Massimo Clerici, professore di Psichiatria all’Università Bicocca di Milano e presidente della Società italiana di psichiatria delle dipendenze.

Il crack, spiega lo psichiatra, «è una forma grezza di cocaina che può essere inalata oltre che assunta per via endovenosa ed ha una grande rapidità nell’arrivare al cervello e nel determinare i suoi effetti. E’ una sostanza stimolante e come tale influisce sui centri del sistema nervoso centrale, nella zona frontale del cervello che è quella che regola gli aspetti cognitivi ma soprattutto gli aspetti dell’impulsività e del discontrollo. Quindi inevitabilmente, come la cocaina, ma moltiplicato in termini di potenza e rapidità di efficacia, è una sostanza molto pericolosa. Infatti ha come conseguenza proprio questi comportamenti di impulsività e perdita di controllo che sono poi quelli che colleghiamo di solito a omicidi, femminicidi, incidenti d’auto. Il crack si conosce ormai da anni ed è una sostanza molto utilizzata».

Tuttavia, la misura della distribuzione di pipette da crack non può avere, secondo l’esperto, alcuna efficacia: «Così si dà ad un cocainomane la possibilità di utilizzare più facilmente una sostanza pericolosa senza che si abbia, in questo caso, alcuna riduzione del danno. Se infatti il metadone, distribuito per ridurre la dipendenza dall’eroina, permette ad un tossicodipendente di avere una somministrazione al giorno e di coprire un periodo lungo di oltre 48 ore senza l’utilizzo della sostanza stupefacente – spiega Clerici – con la cocaina ed il crack questo non è realizzabile e chi fa uso di pipette usa comunque le stesse quantità di sostanze che assumeva in precedenza. I soggetti che ricevono queste pipette, cioè, non sono poi collegati ad una strategia di disintossicazione e non c’è una riduzione del danno, perchè la cocaina è molto più difficile da sdradicare rispetto all’eroina e agli oppiacei poichè non ci sono farmaci che abbiano efficacia su di essa».

Quanto alla possibilità di venire in contatto con gli utilizzatori del crack, «ciò dovrebbe essere fatto non attraverso la distribuzione delle pipette ma facendo funzionare meglio i servizi e andando nei luoghi di consumo, ad esempio attraverso i camper itineranti o andando con gli operatori nelle discoteche». La distribuzione delle pipette «non credo possa avere un effetto positivo a lungo termine. Ed inoltre – conclude l’esperto – si rischia di trasmettere l’idea che si possa lasciare più spazio alla possibilità di autorizzare l’uso di droghe e questo può essere molto pericoloso».


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