Basilicata

Agguato a Rossano, uomo ferito a colpi di pistola: è grave

Il silenzio di una domenica di metà marzo a Corigliano-Rossano è stato squarciato dal fragore dei colpi d’arma da fuoco, riportando l’area urbana di Rossano al centro di una cronaca nera violenta e spietata. In via Pietro Romano, nel quartiere Donnanna, il sessantottenne Salvatore Morfò è caduto vittima di un agguato pianificato con freddezza: almeno due proiettili lo hanno raggiunto all’addome mentre si trovava nei pressi di un locale pubblico.

Soccorso d’urgenza e trasportato all’ospedale “Nicola Giannettasio”, Morfò è stato sottoposto a un delicato e complesso intervento chirurgico nel tentativo di arginare le gravi emorragie interne. Al termine dell’operazione, l’uomo è stato trasferito nel reparto di rianimazione dove rimane intubato e sotto stretta osservazione medica. La prognosi, al momento, resta non sciolta, segno della gravità estrema di un fatto che ha rischiato di trasformarsi nell’ennesimo omicidio di una faida che sembra non avere mai fine nella Sibaritide.

Le indagini sono scattate con estrema tempestività e vedono in prima linea il Reparto Territoriale di Corigliano-Rossano, diretto dal Tenente Colonnello Marco Filippi. Sul luogo del ferimento sono intervenuti congiuntamente i Carabinieri e gli uomini del Commissariato di Polizia di Rossano, impegnati a blindare la zona per i rilievi balistici e a setacciare ogni possibile via di fuga utilizzata dai sicari. Gli uomini dell’arma dei carabinieri sono impegnati in  una massiccia attività di controllo del territorio. Gli inquirenti stanno inoltre analizzando i tabulati delle celle telefoniche agganciate nella zona di Donnanna e verificando gli alibi di numerosi pregiudicati locali, nel tentativo di dare un volto ai componenti del commando che si è dileguato rapidamente dopo l’azione.

La figura di Salvatore Morfò, 68 anni, non è un nome nuovo per chi combatte la ‘ndrangheta nel basso Ionio. Storico esponente dell’omonimo clan confederato agli Acri, Morfò è stato uno dei volti principali della maxi-operazione “Stop”, l’inchiesta che anni fa svelò il controllo asfissiante della cosca sull’economia locale. Quel blitz documentò come il clan fosse riuscito a imporre il proprio monopolio su settori strategici come la distribuzione del pane e del caffè, oltre alla gestione capillare del business delle scommesse, soffocando imprenditori e commercianti rossanesi sotto il peso di estorsioni e intimidazioni sistematiche. Per gli inquirenti, Morfò rappresentava un cardine di quel sistema, capace di mantenere salda l’influenza del gruppo anche nei momenti di maggiore pressione giudiziaria. Tuttavia, l’agguato odierno assume una sfumatura quasi profetica se riletto alla luce delle rivelazioni emerse nel 2023 attraverso le confessioni del pentito Nicola Acri, soprannominato “Occhi di ghiaccio”.

Già nel 2001, infatti, Salvatore Morfò viveva nel terrore costante di rimanere vittima di un agguato. Quella paura viscerale di morire per mano dei rivali — in particolare della famiglia De Luca, con cui era aperta una ferita profonda dopo l’accoltellamento del figlio Isidoro — lo spinse all’epoca a chiedere ed ottenere l’eliminazione preventiva del giovane Andrea Sacchetti, sospettato di essere il sicario scelto per colpirlo. Oggi, a distanza di venticinque anni da quei timori e dopo essere sopravvissuto a decenni di dinamiche criminali e processi, il piombo che Morfò aveva cercato di evitare sacrificando altre vite lo ha infine raggiunto in una via della sua città. Mentre la prognosi resta riservata al “Giannettasio”, Corigliano-Rossano resta col fiato sospeso, nel timore che questo fatto di sangue possa innescare una nuova e imprevedibile spirale di ritorsioni.


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